Un’identità tanto perfetta quanto fragile: illusioni e angosce del narcisista

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Immagine realizzata da Tim Flach

Secondo il mito greco, Narciso era un giovane noto per la sua suprema bellezza ma anche per l’ incapacità di amare e di farsi amare. Per punizione divina si innamorò della sua immagine riflessa in una limpida fonte e, cercando di baciare quella bellissima figura, annegò. Da questo mito deriva il termine “narcisismo” che generalmente è attribuito a quelle persone eccessivamente vanitose e piene di sé.  Tuttavia, “il narcisismo come disturbo della personalità nulla ha che vedere con l’aggettivo narcisista così come noi comunemente lo usiamo. In questo caso intendiamo una persona vanitosa, presuntuosa fino a quasi a rendersi ridicola. Nel caso del disturbo di personalità ci troviamo di fronte ad una sofferenza seria” [Zambello, 2012]. In senso patologico, infatti, il narcisismo indica quel disturbo di personalità, la cui caratteristica fondamentale è l’incapacità di amare qualcuno che non sia se stesso, accompagnata dall’eccessiva preoccupazione per la propria autostima che dipende esclusivamente dal parere altrui.

Il narcisista patologico crea una figura di Sé idealizzata, cioè un’immagine perfetta e inattaccabile, verso cui sono indirizzate tutte le proprie pulsioni (autoreferenzialità assoluta). Alla base di questa personalità si trova il cosiddetto vuoto narcisistico, destinato a diventare, a meno che non si intervenga, sempre più profondo. Ciò che i narcisisti cercano inconsciamente di nascondere è il senso di incompletezza ed inferiorità che vivono interiormente, a cui rispondono con pensieri e comportamenti completamente opposti, cioè di superiorità, autosufficienza difensiva e orgoglio. Il narcisista vive così un paradosso, disprezzando e allontanando l’inferiorità che lo circonda, frutto di proiezioni di parti di sé indesiderate.

Non sempre il narcisismo è patologico. Nella sua versione “sana” riguarda quel bisogno fisiologico di ricevere le conferme che sostengono l’autostima e di cui ognuno necessita. Il narcisismo patologico, invece, pone le conferme esterne come unica questione importante, portando in secondo piano tutto ciò che non riguarda il proprio ego. Ogni critica esterna è vista come una minaccia e spesso viene evitata attraverso un attacco preventivo. Per evitare quel senso di inadeguatezza e di vergogna che ne scaturirebbero e che andrebbero ad infrangere quel sogno di perfezione, il narcisista si pone anticipatamente su di un piedistallo illusorio, screditando e sottovalutando l’altro.  “Non ho bisogno di nessuno, ho già tutto ciò di cui ho bisogno” è una tipica affermazione di un narcisista che va a rappresentare quell’ambiente di autosufficienza che ha creato intorno a sè, negando ogni bisogno di legame con l’altro e rifugiandosi nella sua onnipotenza “immaginaria”.

Attraverso i criteri diagnostici definiti nel DSM-IV TR circa il disturbo narcisistico di personalità, si può affermare che il narcisista viva un senso di grandiosità (sia nei comportamenti che nella fantasia) e un illimitato senso di successo e potere, accompagnati da mancanza di empatia e di comprensione dei bisogni degli altri, che spesso sono sfruttati per alimentare la propria autostima. È possibile creare rapporti profondi solamente con persone importanti (idealizzate anch’esse), considerate le uniche in grado di capirlo ma che, alla minima imperfezione, vengono messe da parte. Il narcisista crede, per di più, che ogni suo pensiero possa e debba essere soddisfatto nell’immediato. Questo “tipo narcisistico”, dal carattere presuntuoso, arrogante e anche un po’ aggressivo, è stato definito come narcisista manifesto, fallico-grandioso o inconsapevole (cfr. Kernberg, 1978), che vuole impressionare gli altri, eludendo ogni parere negativo esterno. Tuttavia è stato individuato un secondo “tipo narcisistico” che si discosta dal tipo esibizionista descritto nel DSM, chiamato narcisista ipervigile (cfr. Gabbard, 1989), celato, timido (cfr. Akhtar, 1989) o “dalla pelle sottile” (cfr. Rosenfeld, 1987): questi termini vanno a definire una personalità più fragile, ipersensibile ed estremamente vulnerabile alle critiche esterne che evita pertanto di mettersi in mostra. In sintesi, ci sono due tipi di personalità narcisistiche: un tipo grandioso, pieno di sé che dà mostra della sua superiorità ed infallibilità; e un narcisista “nascosto”, grandioso in se stesso che non si compiace ad alta voce.

Quali sono i fattori che determinano lo sviluppo di questa personalità? Secondo lo psicoanalista Kohut, questo comportamento è riconducibile al rapporto coi genitori accusati di “fallimento empatico”: la mancata comprensione dei sentimenti e dei bisogni del proprio figlio, i continui rifiuti e l’incapacità di fornire l’affetto necessario, sono diventati per lui un modello relazionale. Altri studiosi sostengono che il narcisista sia vissuto in un’atmosfera familiare di continua valutazione che ha interiorizzato sottoforma di un critico interno, pronto ad analizzare ogni suo comportamento (cfr. McWilliams, 2012). L’analisi sociologica, invece, dipinge la società occidentale come immersa nell’ “era del narcisismo”: siamo spinti all’autosufficienza, all’essere unici e superiori agli altri. “Vivere della propria immagine” sta sostituendo il “vivere della propria sostanza”, cercando rifugio nella bellezza e nella perfezione, costruendo un “falso Sè” che sia attraente agli occhi degli altri.

I sociologi Cesareo e Vaccarini indicano nel loro libro, “L’era del narcisismo”, una serie di fattori che stanno portando all’incremento di personalità narcisistiche, cioè alla creazione di personalità uniche. Ad esempio, social network quali Youtube e Facebook, sono stati definiti come “propiziatori tecnologici di narcisismo”, in quanto mezzi che permettono di autopromuoversi, parlare di sé e dei propri successi, cercando di ottenere più consensi possibili misurati in like e visualizzazioni. È stato rilevato, inoltre, un impatto narcisistico anche sul processo educativo: per genitori e insegnanti sta diventando sempre più importante incoraggiare all’autorealizzazione e all’auto-ammirazione, ad avere un’immagine positiva di sé, fornendo continue lodi anche senza una corrispondenza concreta di tale opinione, portando ad un effetto illusorio di bravura e competenze che in realtà non si possiedono. Inoltre, la tendenza a dare ai propri figli nomi unici, anziché comuni, sembra essere un modo per fornire un’etichetta di originalità.

La ricerca di approvazione e ammirazione esterna è un bisogno comune a tutti. Questa ricerca, però, può diventare deleteria quando si trasforma in vera e propria “fame narcisistica”. Le conferme, in questo caso, divengono sinonimo di validità interiore e sovrastano altri aspetti importanti della vita, ad esempio le relazioni: queste vengono compromesse dalle continue lodi al proprio Sé da parte del narcisista, dai continui attacchi rivolti all’altro, percepito come una minaccia che provoca invidia. Questi elementi non rendono possibile una tipica relazione alla pari. Quando il narcisista si trova faccia a faccia con un fallimento, andando incontro alla perdita di quel senso di invincibilità su cui ha sempre basato la sua vita, può reagire in due modi: convincersi di aver raggiunto il traguardo prefissatosi per uscirne illeso (esito grandioso), oppure rispondere al fallimento colpevolizzandosi, avvertendo dentro di sé un difetto inaccettabile (esito depressivo). L’improvvisa perdita di autostima e coesione del Sé significherebbe diventare di colpo nessuno, fino a percepire un senso di vuoto e di inutilità contro cui ha sempre cercato di combattere. Entrambi questi esiti non risulterebbero in ogni caso adattivi e sarà necessario un intervento finalizzato alla comprensione di nuovi metodi per raggiungere i propri obiettivi e soddisfare i propri bisogni senza danneggiare se stessi e gli altri.

Annaclara Bitondoannaclara bitondo

Info

 

Per un approfondimento:
“Il Selfie: una manifestazione di narcisismo?”
“Narcisismo: tra il Mito e la patologia (video)”

Bibliografia

Cesareo, V., Vaccarini, I. (2012) L’era del narcisismo. Milano: Franco Angeli.

Gabbard, O. G. (2006) Psichiatria Psicodinamica. Milano: Cortina.

Mcwilliams, N. (2012) La diagnosi psicoanalitica. Roma: Astrolabio.

Sitografia

Zambello, R. (2012) Vuoto narcisistico: dolore mortale di una società malata. In: Psicoterapia Dinamica: http://www.psicoterapiadinamica.it/2012/04/vuoto-narcisistico-dolore-mortale/

http://www.ansia-depressione.net/AD/depressione/D.NARC.PERS.html

 

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