Quali sono le migliori strategie per non lasciarsi andare durante la disoccupazione?

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“Disoccupazione”, di Carlo Novelli

La crisi economica ha colpito la maggior parte delle potenze economiche mondiali: questo ha prodotto un incremento della disoccupazione tra le popolazioni di tutto il mondo. Molte persone, ad un certo punto della loro vita, si ritrovano senza lavoro e dunque senza uno stipendio che gli consenta di mantenere un’autonomia e di provvedere a se stessi. Sono portati a lasciarsi andare e molti non riescono a trovare strategie adeguate per ritornare in piedi e riprendere a vivere.

Uno studio (cfr. Frasquilho et al., 2016) dimostra come i periodi di recessione economica influiscano sull’aumento di disturbi mentali tra cui ansia, depressione, abuso di sostanze e comportamenti suicidi: perdere il lavoro significa perdere la propria autonomia economica, dover chiedere ad altri il necessario per poter vivere. Questo provoca una serie di conseguenze come perdita di autostima, sentimenti di inutilità, sensazione di essere incapaci sia a livello lavorativo che familiare, difficoltà a cercare e trovare un nuovo lavoro fino alla sensazione di sentirsi paralizzati e disorientati (cfr. Mortara, 2014). Lasciarsi andare al senso di paralisi, ai pensieri negativi spinge sempre più la persona in tunnel da dove è difficile uscire.

E’ dunque importante trovare delle strategie che aiutino a non lasciarsi andare e reagire durante questo periodo così emotivamente complesso. Di che strategie si tratta?

Una persona che perde il lavoro perde anche un ruolo sociale e si ritrova al di fuori del suo contesto. Il posto lavoro è innanzitutto un luogo di aggregazione dove si fanno incontri, ci si relaziona con i colleghi e con i capi, ma è anche il luogo dove il tempo è impegnato nell’attività per cui si è pagati. La persona che perde il posto si ritrova dunque ad essere solo e ad avere troppo tempo a disposizione senza sapere cosa farne. Il non essere più parte di un gruppo porta ad una graduale alienazione cioè a sentirsi estraneo e diverso dagli altri. Il senso di solitudine ma anche di vergogna per non essere come gli altri pervade l’individuo e lo porta ad isolarsi sempre di più.

Un altro aspetto conseguente al prolungarsi del periodo di inoccupazione è l’aumento dell’abuso di marjuana, alcol e fumo, questo in conseguenza al fatto che c’è necessità di riempire il tempo e di non sentire tutte le emozioni negative che derivano dal proprio stato (cfr. Sanacore, 2012).

Questo considerato, ci sono diverse strategie che possono essere utili a non cedere alla disperazione e non lasciarsi annientare dal periodo che si sta vivendo.

In uno studio americano (cfr. Goodman et al., 2016), si è visto come la partecipazione ad attività ricreative sia una modo per allontanare la depressione. Un altro fattore che può alleggerire il senso di alienazione è il sostegno sociale. Continuare a vedere amici, sforzarsi di uscire di casa e trovare attività che prevedono un gruppo fa sentire alla persona di avere un sostegno e lo allontana dai pensieri negativi.

La perdita del lavoro può considerarsi alla stregua di un lutto, e negli utlimi anni si sta diffondendo la pratica di condividere il dolore attraverso i social network (cfr. Lazzi, 2015). Partendo da questa similitudine si può affermare che anche per la disoccupazione la condivisione, anche attraverso i social network, con chi vive la stessa situazione può essere un modo per non sentirsi soli e per trovare nuovi stimoli e nuovi interessi, per fare un passo verso il cambiamento e trovare nuove idee.

La rabbia, la tristezza e la paura sono le tre emozioni più comuni che si provano in questa situazione. Tenerle represse aumenta il disagio non solo a livello psicologico ma anche a livello corporeo. Lowen (1991) affermava che il corpo, attraverso blocchi tensioni e malesseri fisici, esprime tutte le emozioni che proviamo andando ad aumentare il senso di disagio in un individuo già provato. Per non lasciarsi dilaniare da queste emozioni è importante trovare degli spazi per poterle esprimere, gruppi di sostegno e famigliari potrebbero essere luoghi sicuri per esprimere ciò che si ha dentro e farsi dare supporto.

Per continuare, uno studio (cfr. Schuch et al., 2016) ha recentemente dimostrato come l’attività fisica svolga un buon effetto antidepressivo. Quindi il prendersi cura del proprio corpo attraverso alcuni l’esercizio fisico aiuta a scaricare le tensioni e a sentirsi meglio e con più energia.

In conclusione il periodo di disoccupazione può essere devastante sia a livello fisico che emotivo. Per evitare di cadere nella disperazione è importante innanzitutto non rimanere soli, attivarsi per creare una rete di sostegno, sfruttando tutte le possibilità che la società odierna mette a disposizione come centri d’impiego, centri ricreativi, social network; esprimere le emozioni sopratutto quelle negative e prendersi cura di se stessi anche attraverso l’attività fisica. Tutto ciò permetterà di sentirsi meno soli e inadeguati e di trovare nuova forza ed energia per andare avanti e uscire dal tunnel.

 

Manuela Giovenchigiovenchi

 

 

 

Bibliografia

Ilgiç, R.,Yılmaz, N., (2013), “The correlates of psychological health among the Turkish unemployed: Psychological burden of financial help during unemployment”. In International Journal of Psychology, Vol. 48 Issue 5

Goodman, William K.Geiger, Ashley M. Wolf, Jutta M. (2016) “Differential Links Between Leisure Activities and Depressive Symptoms in Unemployed Individuals”. In Journal of Clinical Psychology. Vol. 72 Issue 1

Frasquilho D., Matos M.G., Salonna F. , Guerreiro D., Storti C.C.,Gaspar T. e Caldas-de-Almeida J.M (2016) “Mental health outcomes in times of economic recession: a systematic literature review”, in BMC Public Health, 3;16(1)

Iazzi V., (2015) Facebook in lutto: mediatizzazione della morte e pagine rip come santuari virtuali.

Lowen, A. (1991), La spiritualità del corpo, Astrolabio, Roma

Mortara, N. (2014) Il dramma della disoccupazione: effetti psicologici e sociali.

Sanacore, E. (2012). Conseguenze psicologiche di una disoccupazione prolungata.

Schuch F.B., Vancampfort D., Richards J., Rosenbaum S., Ward PB. e Stubbs B, (2016), “Exercise as a treatment for depression: A meta-analysis adjusting for publication bias”. In J Psychiatr Res, 4

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