Maltrattamento infantile: conosciamo il vero volto del fenomeno?

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I maltrattamenti sui minori sono una questione molto presente e discussa dai mass media in questo periodo. Ad aver portato sulla scena del dibattito pubblico questo tema sono stati episodi di cronaca scioccanti, nei quali il personale educativo si comporta in maniera violenta nei confronti di piccoli ospiti che, al contrario, andrebbero accuditi e protetti. Spesso ad essere ritenute responsabili sono le istituzioni educative. Per questo motivo si propongono numerose iniziative, tra le quali quella di installare telecamere nei servizi educativi, di effettuare visite psicologiche annuali al personale. Tuttavia i mass media tendono, sovente, ad affrontare le questioni in maniera sensazionalistica per attirare maggiormente l’attenzione, senza impegnarsi a capire che cosa ci sia dietro.
Secondo i dati dell’ ANCI, ossia l’Autorità Garante per i Diritti dell’Infanzia, in Italia circa l’1% dei minori ha subito una qualche forma di maltrattamento. La percentuale sale al 2% se si parla di minori stranieri. Questi sono i dati dei minori in carico ai servizi sociali, tuttavia, secondo  alcuni studi condotti sugli adulti, è probabile che una parte consistente di casi non emerga mai.

 Un dato ulteriormente sconcertante deriva da alcuni studi riguardanti gli autori dei maltrattamenti. La chat di Telefono Azzurro – tra il 2010 e il 2013 – ha gestito più di 1000 casi e riporta che circa l’85% degli abusi avvengono all’interno del nucleo familiare, il 7,7% avvengono fuori dal contesto familiare e nei restanti casi la vittima non ha comunicato il responsabile delle violenze. Dati vicini a questi sono stati forniti dal Centro per il bambino maltrattato di Milano tra il 1985 e il 1997. Probabilmente – per chi non opera nel contesto – queste statistiche  appaiono inaspettate. Sembra difficile credere a una prevalenza così netta di maltrattamenti perpetrati da parte delle famiglie; tuttavia è importante inquadrare il fenomeno, che risulta in controtendenza rispetto all’immagine che viene fornita dai mezzi di comunicazione di massa.

Le forme di violenza sono molteplici, le principali si possono distinguere in:

  • Trascuratezza, che consiste in una grave e persistente negligenza nei confronti del bambino o nel fallimento dal proteggerlo dall’esposizione di qualsiasi forma di pericolo.
  • Maltrattamento fisico, implica il danno fisico volontario o il fallimento nel prevenirlo;
  • Abuso sessuale, il coinvolgimento sessuale di un minore, a cui non può liberamente consentire in ragione dell’età o della preminenza dell’abusante,
  • Violenza assistita, quando un minore è obbligato ad assistere ripetutamente a violenza fisica o verbale tra i genitori, o comunque tra persone con le quali ha un legame affettivo.
  • Abuso emozionale, che consiste nel rifiuto o denigrazione del bambino  e che determina conseguenze negative a livello comportamentale e di sviluppo.

Per quanto riguarda il responsabile e la diffusione delle diverse forme di maltrattamento, dalle ricerche dell’ ANCI emerge che la trascuratezza è la forma più diffusa, pari al 47% di tutti i casi, ed è prevalentemente attuata dalle madri dei bambini. Il maltrattamento fisico e l’abuso emozionale sono attuati solitamente da entrambi i genitori, anche se c’è una prevalenza materna, e costituisce il 21% dei casi. L’abuso sessuale rappresenta invece il 4% di tutte le forme di maltrattamento e, secondo un rapporto CENSIS del 1998, nel 90% dei casi è perpetrato dal padre – o patrigno – o più raramente dalla madre – o matrigna. Infine nell’8% dei casi i responsabili sono persone conosciute ma esterne alla famiglia, e nel 2% dei casi questi crimini avvengono da parte di sconosciuti.

Le forme di maltrattamento – anche psicologiche ed emotive, prima che fisiche – che i bambini subiscono durante l’infanzia hanno gravissime ricadute sul loro sviluppo. In particolare, i soggetti che sono stati sottoposti a maltrattamenti tendono, da adulti, ad una maggiore predisposizione verso disturbi d’ansia, depressione, disturbi dissociativi e alimentari. Inoltre il maltrattamento fisico e l’abuso sessuale possono sfociare in un disturbo post-traumatico da stress.

L’esperienza del maltrattamento può poi essere più o meno grave a seconda della presenza o meno di determinati fattori protettivi o di rischio, quali: la frequenza del maltrattamento, la presenza di una sola o di diverse forme di abuso, la presenza o meno di  caratteristiche di resilienza del bambino, l’evoluzione dell’abuso, la presenza o meno di un alleato che può essere l’altro genitore o un fratello.
La considerazione della gravità delle conseguenze che il maltrattamento infantile può esercitare, porta alla necessità di contrastare il fenomeno con ogni mezzo.

In primo luogo si può quindi auspicare che lo Stato monitori con sempre maggiore attenzione la situazione infantile, in modo da attuare interventi preventivi. A questo proposito l’ONU ha permesso di fare grandi passi avanti: l’Organizzazione delle Nazioni Unite infatti pone in primo piano gli interesse dei bambini, in quanto soggetti portatori di diritti. Quindi esorta gli Stati ad osservare e fornire costantemente dati sulla diffusione e la natura del fenomeno del maltrattamento infantile, in modo da intervenire in modo mirato e tempestivo.
Un altro aspetto degno di nota, è che un modello educativo familiare: la violenza, in passato, era infatti accettata in quanto c’era un modello educativo basato sull’autorità; oggi questo modello non è più ritenuto legittimo e si auspicano modelli basati sulla spiegazione, l’ascolto attivo e la verbalizzazione dei sentimenti.
Infine, i maltrattamenti sui minori assumono una configurazione in parte differente da quella presentata dai mass media, ed è importante tenere conto di questo, in modo da non sottovalutare come operatori, genitori – ma anche come cittadini in genere –  segnali che invece dovrebbero destare allarme. Questo perché il maltrattamento sui minori va combattuto in ogni contesto e  da parte di tutti. Il Telefono Azzurro infatti afferma che ciascun adulto ha il dovere di tutelare bambini e adolescenti, per cui se si nutre un ragionevole sospetto, bisogna sporgere denuncia. I canali per effettuare una segnalazione sono le Forze dell’Ordine, il Telefono Azzurro stesso oppure i Servizi Sociali o i Consultori Asl. Questo richiamo, è per dare voce a chi non ne ha.

 


Chiara Buri

Studentessa di Scienze Pedagogiche presso Università Milano-Bicocca

Altre info e articoli dell’Autrice, qui.

 

Bibliografia

Di Blasio (2009), Psicologia del bambino maltrattato, Bologna, il Mulino

Sitografia

http://www.azzurro.it/it/informazioni-e-consigli/abuso-e-maltrattamento

http://www.azzurro.it/it/informazioni-e-consigli/consigli/abuso-e-maltrattamento/cosa-si-intende-abuso-sessuale

http://www.nonstiamozitti.azzurro.it/la-violenza-in-italia-i-dati-di-telefono-azzurro/

http://www.unicef.it/doc/323/studio-onu-sulla-violenza-contro-i-bambini-statistiche.htm

http://garanteinfanzia.s3-eu-west-1.amazonaws.com/s3fs-public/documenti/Indagine_maltrattamento_TDH_Cismai_Garante_mag15.pdf  

http://spazio-psicologia.com/psi/abuso-sessuale/abuso-sessuale-infantile-definizione-e-caratteristiche/

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