“Giochiamo insieme?”: i benefici dell’incontro fra due generazioni

Quando bambini e anziani interagiscono insieme si parla di intergenerazionalità, ovvero la condivisione di momenti ludici, ricreativi, formativi e didattici fra due generazioni: la prima, quella dell’infanzia e l’ultima, quella della terza/quarta età. In Italia si è particolarmente diffusa questa pratica educativa solo negli ultimi anni. Piacenza è la Città per antonomasia ad aver fondato all’interno di una residenza per anziani anche  un asilo nido in cui bambini e anziani trascorrono molto tempo insieme condividendo diversi momenti quotidiani – dalla merenda a diverse attività laboratoriali/ludiche. Gli Stati Uniti invece applicano questa pratica educativa già da diversi anni. Nel 2007 a Seattle sorse la prima scuola intergenerazionale: lezioni didattiche per anziani e bambini nello stesso istituto scolastico, condividendo insieme le pause studio e il pranzo. A questo punto la domanda che sorge spontanea è: l’interazione fra bambini e anziani dà effettivamente dei benefici per entrambe le generazioni? – La risposta è: << sì! >> –

Diversi sono, di fatti, i benefici che possono derivare dai contatti e dai rapporti intergenerazionali, anche al di fuori del contesto familiare:

  • l’opportunità di apprendimento intergenerazionale: apprendere gli uni degli altri, gli uni dagli altri e gli uni con gli altri;
  • la trasmissione del patrimonio storico e culturale, tradizionalmente attribuita alla figura del nonno;
  • la costruzione di solidarietà tra le generazioni e  maggiore coesione sociale.

Una ricerca scientifica condotta da ICDI – International Child Development –  ha individuato gli obiettivi che caratterizzano le attività che coinvolgono congiuntamente persone di età “over 65” e bambini piccoli:

  • 1. Incontrarsi per costruire nuove relazioni: l’interazione fra nonni e bambini può arricchire le relazioni interpersonali e contrastare gli stereotipi negativi e l’isolamento delle persone anziane. Uno dei modi migliori per costruire relazioni con i bambini più piccoli è attraverso l’organizzazione di attività comuni. Trascorrere del tempo insieme facendo semplici attività creative, come realizzare lavori artistici oppure cucinare insieme e divertirsi.
  • 2. Migliorare la coesione sociale: si assiste ad un contatto intergenerazionale particolarmente interessante ed innovativo quando diversi gruppi di età condividono lo stesso spazio. Bambini e anziani possono spendere del tempo nello stesso edificio o in uno spazio all’aperto ed essere coinvolti in attività di incontro e di apprendimento, come succede, ad esempio, se un asilo nido e una casa di riposo si trovano negli stessi locali.
  • 3. Custodire e trasmettere il patrimonio storico e culturale: il ruolo delle persone anziane come custodi della storia, delle tradizioni e delle abilità pratiche è fondamentale in una società della conoscenza come la nostra. Gli anziani sono un collegamento vitale con il nostro passato, riuscendo a dare ai bambini un senso di identità e di prospettiva storica. Si può pensare, ad esempio, ad alcuni progetti in cui le persone anziane fanno da cantastorie raccontando ai bambini piccoli alcuni eventi del passato e leggende locali. Oppure attività in cui i cittadini più anziani coinvolgono i bambini in giochi ormai poco diffusi e raccontano della propria infanzia.
  • 4. Riconoscere il ruolo dei nonni: i nonni si prendono cura dei nipoti e contribuiscono ai loro processi di socializzazione. Il ruolo dei nonni come ascoltatori, narratori, depositari della memoria collettiva e della storia di famiglia è visto come complementare al ruolo dei genitori. Questo può essere particolarmente rilevante quando un genitore è assente o non disponibile per lunghi periodi a causa, per esempio, della separazione della famiglia, del lavoro, di una malattia o della necessità di emigrare. I nonni sono i protagonisti di molte attività intergenerazionali negli asili, nelle scuole materne e primarie.
  • 5.  Rafforzare i legami tra generazioni diverse: il nonno per il bambino diviene  un rifugio sicuro e le sue cure sono una fonte inesauribile di affetto. Viceversa, essere nonni è un dono straordinario e prendersi cura dei piccoli con pazienza è un compito entusiasmante, una ventata di fresca vitalità che riempie di gioia le giornate degli anziani.   
  • 6.  Migliorare la qualità della vita di bambini e anziani: la  spensieratezza di un bambino  è una scarica di entusiasmo che tiene in allenamento la mente degli anziani. Dall’altra parte invece il bambino impara a gestire e moderare i propri tempi adeguandosi ai tempi dell’anziano.
  • 7.  Educare al rispetto delle diversità: i bambini  portano i nonni a informarsi e a rimanere radicati nel mondo contemporaneo, piuttosto che rifugiarsi nei ricordi; viceversa i nonni offrono ai piccoli l’opportunità di una saggezza accumulata in tutta la loro vita.

In questa prospettiva, sarebbe bene incentivare e promuovere attività fra nonni e bambini. L’educazione intergenerazionale, pertanto, potrebbe diventare un modello virtuoso futuro in tutta Italia, superando le barriere culturali e sociali che ancora oggi separano le strutture dedicate alla cura degli anziani e dei bambini.

 

Roberta Marseglia 

Laureata in Scienze dell’Educazione presso l’Università Degli Studi di Bari A. Moro

Altri articoli e info dell’autrice qui.

 

Bibliografia:

  • Toffano Martini E., Ripensare la relazione educativa, Pensa Multimedia, Lecce, 2007
  • Ottaviano C., Nonne/i e nipoti: l’invecchiamento attivo come risorsa familiare e sociale nell’epoca delle passioni tristi, Rivista Formazione Lavoro Ed, Bergamo 2014
  • Boffo V., La trasmissione trans-generazionale della cura educativa: dai nonni ai bambini, in Corsi M., Ulivieri S. (a cura di), Progetto Generazioni, Bambini e anziani: due stagioni della vita a confronto, Edizioni ETS., Pisa, 2012

Sitografia:

 

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