Overparenting: genitori troppo protettivi creano figli insicuri?



Preoccupa sempre di più insegnanti e psicologi la tendenza di alcuni genitori ad essere iperprotettivi verso i figli. Essi tendono ad evitare che i figli affrontino qualsiasi tipo di difficoltà. Questa forma di comportamento può causare,a lungo termine, veri e propri problemi di personalità, insicurezza, ansia e depressione.

Con il termine di overparenting si descrive uno stile genitoriale eccessivamente protettivo. In inglese si usa anche il termine di Helicopter parents, espressione più colloquiale. Esso descrive una tendenza di alcuni genitori a voler aiutare e difendere i figli il più possibile. Si potrebbe dire che è del tutto normale per un genitore, qui stiamo parlando, invece, di una forma di ipercontrollo. Il bambino viene metaforicamente rinchiuso in una sorta di teca e i genitori vigilano su di lui (Ginott H. 1965, Lahey J. 2015).

Punto fondamentale di questo comportamento è la paura dell’insuccesso: per evitare il fallimento questi genitori non fanno scegliere ai figli la loro strada, evitano che commettano errori e si frappongono sempre tra l’evento (prima ancora che si possa trasformare in difficoltà) ed il figlio.

Ecco alcuni comportamenti tipici messi in atto (Lahey J.,2015): 

  • I genitori ipercontrollanti danno consigli ed istruzioni anche se non richiesti (“i compiti di matematica devi farli cosi…” “per tirare un rigore non ti devi mettere di fronte al portiere ma prendere la rincorsa dal lato destro”).
  • Dicono al bambino come deve giocare, fare i compiti o studiare.
  • Fanno tutto al posto del figlio (per esempio tagliare la carne ad un ragazzo di 15 anni, finire i compiti che non ha fatto o fare le ricerche di storia o di geografia al posto suo).
  •  Ancora prima che il figlio abbia avuto modo di fronteggiare la situazione problematica ne anticipano la risposta o la soluzione.
  • Non permettono al figlio di decidere (per esempio lo sport da giocare, la scuola da frequentare…).
  • Lo accompagnano ovunque con la macchina (anche dove potrebbe andare tranquillamente con i mezzi e da solo).
  •  Vanno a discutere con gli insegnanti perché il figlio ha avuto una nota o un brutto voto ed esigono che questo venga tolto.

È normale che un genitore voglia il meglio per il proprio figlio, ma questa forma di comportamento porta a danneggiare i ragazzi. In uno studio del 2012, svolto nell’università di Macquarie in Australia, è stato dimostrato che già a 4 anni i bambini con madri ansiose o ipercontrollanti davano segni di ansia. A 9 anni questi bambini avevano con maggiore probabilità rispetto agli altri una diagnosi clinica per i disturbi di ansia (Hudson, J. L, & Dodd, H. F., 2012). In un altro studio del 2013, pubblicato anche sul Journal of Child and Family Studies è stato dimostrato che gli adolescenti i cui genitori erano ipercontrollanti avevano una diminuita soddisfazione verso la vita (Schiffrin, H. H., Liss, M., Miles-Mclean, H., Geary, K. A., Erchull, M. J., & Tashner, T., 2013).

Dagli studi descritti emerge dunque che i ragazzi cresceranno con una mancanza di fiducia nelle loro capacità, non si sentiranno competenti e capaci di fare le cose da soli. Non avranno neanche una visione realistica della vita, perché ci sarà sempre qualcuno pronto a prevenire le frustrazioni. Essendo eccessivamente presenti, si rischia di impedire che il bambino sperimenti la gioia di ottenere qualcosa con le proprie forze, di sviluppare le abilità di problem solving lavorando sugli errori e di vedere il mondo con curiosità e voglia di scoprire.

L’insuccesso deve essere visto come un’esperienza di vita, è un’occasione per imparare, ma non solo, insegna anche il potere della resilienza (ovvero la capacità di affrontare e superare una difficoltà). I bambini devono imparare a fronteggiare da soli le difficoltà e così, piano piano, diverranno ancora più competenti. È anche utile dare dei compiti in casa e non fare tutto al posto loro. I compiti ovviamente vanno dati in base all’età e questi permetteranno loro di fare esperienze (Lahey J., 2015). Lodarli per i successi, ma anche ascoltarli e dare loro un feedback nei momenti di delusione e comunque complimentarsi per gli sforzi (anche se non riescono a fare qualcosa è importante che ci provino). Bisogna sempre essere presenti, ma al tempo stesso bisogna favorire la loro indipendenza. 

                                                                                                          

Xenia Sakoff

info

                                                                     

                                                                                              

Bibliografia:

Ginott, Hayme. Between Parent and Teenager. Three Rivers Press. New York, 1965.

Hudson, J. L., & Dodd, H. F.. Informing Early Intervention: Preschool Predictors of Anxiety Disorders in Middle Childhood. PLOS ONE, 7 (8). 2012.

Lahey J. The gift of failure. New York Time. 2015

Schiffrin, H. H., Liss, M., Miles-Mclean, H., Geary, K. A., Erchull, M. J., & Tashner, T. . Helping or Hovering? The Effects of Helicopter Parenting on College Students’ Well-Being. Journal of Child and Family Studies, 23 (3). 2013

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