La legge Basaglia quarant’anni dopo: pro e contro

La legge 180/78, meglio conosciuta come legge Basaglia, prende il nome dallo psichiatra e neurologo veneto Franco Basaglia. Prima di tale legge negli ospedali psichiatrici era la norma infliggere ai pazienti trattamenti invasivi e pericolosi, come l’elettroshock, la lobotomia, l’uso di apparecchi immobilizzatori e le docce fredde (Basaglia-Ongaro, 1969). I malati venivano considerati soggetti da controllare, reprimere e nascondere (Carpiniello, in Giorgi, 2018), non a caso gli ospedali psichiatrici, tristemente noti come manicomi, venivano costruiti in periferia, perché dovevano essere lontani dalle persone considerate “sane” (Basaglia, 1998 ).  

Franco Basaglia, partendo dalla teoria di Freud, sostenne che il rapporto tra terapeuta e paziente doveva essere diverso da quello in vigore, legato a una concezione ottocentesca di passivizzazione della persona, annientamento, umiliazione e segregazione, ma basarsi piuttosto sul dialogo (Pivetta, 2012).  Egli iniziò una vera e propria battaglia per restituire dignità ai pazienti e nell’ospedale psichiatrico di cui era direttore riuscì a modificare alcuni dei metodi applicati, abolendo per esempio l’uso della terapia elettroconvulsivante e altre pratiche in uso all’epoca, favorendo invece che si instaurasse un rapporto tra medico e malato. Grazie alla sua opera e al suo impegno, nel 1978 si ratificò la legge 180 sulla riforma psichiatrica (Pivetta, 2012).

I vantaggi che questa legge ha portato ai malati sono numerosi, come ad esempio quello di ridare dignità alla malattia mentale. I malati psichici non vennero più considerati come oggetti da aggiustare, ma come persone a pieno titolo da tutelare come gli altri cittadini. Il malato psichiatrico non viene più contenuto e rinchiuso, ma gli venne fornito un aiuto terapeutico e in base alle sue esigenze si cercava di ottenere il suo reinserimento a livello sociale (Carpiniello, in Giorgi, 2018). Oggi il ricovero esiste ancora, ma le unità operative sono molto più piccole e spesso all’interno degli ospedali. 

Successivamente alla legge Basaglia si diffuse una rete di servizi sociali dislocati sul territorio e con un’organizzazione omogenea in tutto il paese. Il fulcro di questo sistema furono i dipartimenti e i centri di salute mentale che prevedono visite e terapie ambulatoriali o a domicilio. Vi sono anche le strutture residenziali o semiresidenziali dove i pazienti e vengono seguiti dagli operatori e possono interagire e vivere autonomamente (Carpiniello, in Giorgi, 2018).

Nonostante l’idea valida e nobile su cui si fondava la legge Basaglia, esistono anche degli aspetti negativi spesso dovuti a come venne e viene applicata a livello pratico (dal sito www.sospsiche.it):

  • nei primi momenti i pazienti venivano dimessi anche in assenza di strutture disponibili;
  • le famiglie sono state costrette a sobbarcarsi l’intera assistenza sanitaria senza aiuti;
  • non venne fatta distinzione tra pazienti pericolosi o violenti e pazienti “tranquilli”. All’epoca i pazienti erano infatti ricoverati in base alla categoria del disturbo in reparti per “tranquilli”, “laboriosi” o “ordinati”, inoltre, in assenza di cure, si assistette a peggioramenti o addirittura, a cronicizzazioni delle patologie;
  • i familiari in alcuni casi subiscono gravi conseguenze perché costretti a vivere con persone deliranti;
  • spesso i centri esistenti non danno aiuto e sostegno ai familiari considerati alla stregua dei pazienti non affidabili ed emotivi . 

È necessario evidenziare anche quanto la malattia mentale sia ancora stigmatizzata e che in molti considerino il malato mentale semplicemente come un essere pericoloso e da rinchiudere. Le campagne educative e informative sono pochissime, inoltre vi è un sotto finanziamento del settore della salute mentale con una conseguente riduzione dei servizi, carenza di strutture, mancanza di mezzi adeguati e il tutto si ripercuote anche sugli operatori e sulle famiglie (Giorgi, 2018). Infine i centri di salute mentale non sono coordinati tra loro e ogni volta che un familiare vi si rivolge non sa a cosa va incontro. In alcune regioni vi sono strutture residenziali o semiresidenziali che si basano sul concetto di autonomia e di flessibilità, in altre regioni le strutture hanno sbarre alle finestre e controllano i pazienti limitandone le autonomie (De Girolamo, 2007).

Indubbiamente la legge Basaglia fu un fondamentale passo in avanti a livello culturale e non si può negare che abbia rivoluzionato la psichiatria italiana, soprattutto sovvertendo la concezione e non solo la gestione di chi è mentalmente in difficoltà, tuttavia c’è ancora molto da fare nella lotta al pregiudizio e nelle istituzioni.

Xenia Sakoff

Info

 

 

 

Bibliografia

Basaglia, F., Ongaro, F. (1969), Morire di classe, La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, Einaudi, Torino

Basaglia, F., (1998), L’istituzione negata, Baldini Castoldi Dalai, Milano

Basaglia, F., (2018), Se l’impossibile diventa possibile, Edizioni di Comunità, Roma

De Girolamo, G., et al., (2007), “The current state of mental health care in Italy:problems, perspectives and lesson to learn”, in European Archives of Psychiatry and Clinical Neurosciences, 257 (2)

Pivetta, O., (2012), Franco Basaglia, il dottore dei matti. La biografia, Dalai Editore.

Sitografia

Giorgi P., (Maggio 2018) Un bilancio (breve) della legge Basaglia, quarant’anni dopo: https://www.agi.it/salute/legge_basaglia-3861251/news/2018-05-07/

La legge 180: www.sospsiche.it

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