Robot Educativi: gli insegnanti non servono più?


Abbiamo imparato a conoscere la Robotica Educativa e abbiamo visto come e perché la possiamo trovare “in cattedra” nelle nostre scuole, dal Nido d’Infanzia fino all’Università. Si tratta, quindi, dell’ennesimo strumento didattico?

Inoltre, se oggi le cattedre sono occupate dai Robot, vuol dire che gli insegnanti non sono più necessari?

Scopriamolo insieme!

Robot: sono l’ennesimo strumento didattico?

Abbiamo visto come i Robot, coerentemente con l’età di chi li utilizza, siano strumenti mediatori per l’acquisizione, la costruzione e il consolidamento: (1) di conoscenze, abilità e competenze disciplinari; (2) del metodo scientifico (Datteri et al., 2015 e Datteri et al., 2016): la capacità di fare astrazioni di eventi e fare ipotesi nonché di fare esperimenti per verificare la loro correttezza; (3) di problem-solving (Hung et al., 2008; Atmatzidou et al, 2017); (4) di apprendimento cooperativo e peer-education (Denis e Hubert, 2001; McGoldrick e Huggard, 2004; Hung et al., 2008; Lee et al., 2013); (5) di abilità metacognitive e del pensiero critico e riflessivo.

I Robot, però, non sono strumenti che ci aiutano a raggiungere solo obiettivi di ordine didattico/scolastico, ma permettono di sviluppare e/o consolidare abilità, conoscenze e competenze essenziali nella crescita dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze:

  • Abilità visuo-costruttive, coordinazione oculo-manuale e motricità fine: il processo di assemblaggio dei Robot (ad es. quelli della LEGO) può favorire lo sviluppo di abilità visuo-costruttive e l’esercizio della manualità fine (Caci et al., 2002; Caci e D’Amico, 2002).
  • Consapevolezza del proprio corpo, abilità visuo-spaziali, coordinazione visuo-motoria e lateralità: il Robot, agendo come una sorta di prolungamento del corpo, può consentire lo sviluppo di una maggiore conoscenza dello spazio e l’esercizio/consolidamento di abilità visuo-spaziali e visuo-motorie (Grimaldi et al., 2012); il suo utilizzo invita a porre particolare attenzione ai propri movimenti e alla relazione tra corpo e spazio circostante (Zecca, 2012).
  • Orientamento spazio-temporale.
  • Creatività, fantasia e pensiero narrativo: l’utilizzo del Robot permette la costruzione di spazi di narrazione – storytelling (in italiano e nelle lingue straniere) che favoriscono lo sviluppo e l’esercizio del pensiero narrativo (Smorti, 1994) e, in generale, della fantasia (Alessandri e Paciaroni, 2012), della creatività (Papert, 1984) e dell’inventiva.

Per acquisire e/o consolidare queste conoscenze, abilità e competenze l’educatore/insegnante è fondamentale!

In questo ambiente di apprendimento, l’adulto è chiamato a:

  • progettare e proporre attività adeguate e stimolanti
  • osservare, guidare e supervisionare il processo
  • sostenere l’apprendimento ponendo domande legittime (von Foerster, 1987)
  • supportare il fallimento e non demonizzare l’errore ma vederlo come guida per l’analisi dei processi e per comprendere meglio il problema e risolverlo
  • accompagnare e sostenere i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze nella scoperta autonoma, nel ragionamento e nella costruzione di nuove abilità, conoscenze e competenze (Atmatzidou et al., 2017)

La Robotica Educativa permette di instaurare una reale collaborazione intellettuale tra adulti e studenti-studentesse

La Robotica Educativa dà la possibilità di instaurare un ascolto reciproco autentico tra insegnante/educatore e bambino/a-ragazzo/a, permettendo all’adulto di costruire dei ponti tra “la cultura dei bambini/ragazzi”, i loro saperi e quelli condivisi dalla comunità scientifica (Zecca, 2012).

Per estensione, bambini/e e ragazzi/e non sono più passivi, bensì diventano co-protagonisti. Come dichiarato da Papert (1984), infatti, una caratteristica molto importante del lavoro con il Robot è proprio che l’adulto può essere coinvolto in una vera collaborazione intellettuale con i/le bambini/e-ragazzi/e: un grande problema educativo è insito nel fatto che solitamente la didattica «non genera problemi di ricerca» perché le domande che vengono poste sono illegittime (Foerster, 1987), ovvero hanno già una risposta e per questo non prevedono una vera elaborazione e rielaborazione. Fare coding e RE, invece, permette una vera condivisione di problemi e delle possibili modalità di risoluzione degli stessi, permette di affrontare situazioni inedite «cosicché l’insegnante non deve fingere di non capire» (Papert, 1984, p. 125).

Quali Robot, quindi, si possono utilizzare? Conosciamone alcuni

Le attività con i più piccoli prevedono perlopiù Robot semplici e privi di sensori, dalle forme accattivanti assimilabili ai giocattoli. Questi Robot sono programmabili senza l’utilizzo di computer/tablet e sono utili per un primo approccio al coding, favorendo in particolar modo lo sviluppo delle abilità spazio-temporali (ovvero orientamento spaziale e ordinamento sequenziale):

Andando avanti con l’età e l’esperienza, i Robot proposti a bambini/e e ragazzi/e, così come le modalità di programmazione, diventano più complessi e mutevoli (e dotati di sensori per interagire con l’ambiente!):

Dott.ssa Chiara Merisio

 info

 

 

 

 

Si ringrazia il RobotiCSS Lab (Laboratorio di Robotica per le Scienze Cognitive e Sociali) dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca per la gentile concessione degli spazi e dei materiali. In particolare, si ringrazia per la disponibilità la dott.ssa Gilda Bozzi, responsabile logistica del Laboratorio e responsabile del programma di Robotica Educativa dell’associazione Yunik

BIBLIOGRAFIA

Alessandri G., Paciaroni M. (2012). Robotica Educativa: la Robotica da strumento di fantasia a strumento per la fantasia. Journal of e-Learning and Knowledge Society (Italian Edition), 8 (1), pp. 75-83

Caci B., D’Amico A. (2002). Children’s Cognitive Abilities in Construction and Programming Robots. Proceeding of the 11th IEEE International Workshop on Robot and Human Interactive Communication, IEEE Roman 2002, pp. 189-191.

Caci B., D’Amico A., Cardaci M. (2002). Costruire e Programmare Robots. Resoconto di un’Esperienza Pilota. TD Tecnologie Didattiche, 27 (3), pp. 36-40

Datteri, E., Bozzi, G., & Zecca, L. (2015). Il “Gioco dello Scienziato” per l’apprendimento del metodo scientifico nella scuola primaria. TD Tecnologie Didattiche, 23 (3), pp. 172-175

Datteri, E., & Zecca, L. (2016). The Game of Science: An Experiment in Synthetic Roboethology with Primary School Children. IEEE Robotics & Automation Magazine, 23 (2), pp. 24–29

Denis, B., Hubert, S. (2001). Collaborative learning in an educational robotics environment. Computers in Human Behavior, Vol. 17 (5–6), pp. 465-480

Grimaldi, R., Grimaldi, B. S., Marcianò, G., Siega, S., Palmieri, S. (2012). Robotica educativa e potenziamento delle abilità visuo-spaziali, Didamatica 2012, pp. 1-10

Hung, W., Jonassen, D. H., Liu, R. (2008), Problem-Based Learning, Handbook of research on educational communications and technology, 3, pp. 485-506

Lee, K. T. H., Sullivan, A., Bers, M. (2013). Collaborationby Design: Using Robotics to Foster Social Interaction in Kindergarten. Computers in the Schools: Interdisciplinary Journal of Practice, Theory, and Applied Research, 30 (3), pp. 271-281

Papert, S. (1984). Mindstorms. Bambini, computers e creatività, Emme Edizioni: Milano

Smorti, A. (1994), Il pensiero narrativo, Giunti: Firenze

Turkle, S., Papert, S. (1992). Epistemological pluralism and the revaluation of the concrete. Journal of Mathematical Behavior, 11 (1), pp. 3-33

Von Foerster, H. (1987), Sistemi che osservano, Astrolabio: Roma
Zecca, L. (2012). I pensieri del fare. Verso una didattica meta-riflessiva,

2 Replies to “Robot Educativi: gli insegnanti non servono più?”

  1. Chi può lavorare con i robot? Quale formazione serve – Serve una formazione specifica o basta una laurea L19 o Lm 85? Grazie

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