Esiste un “linguaggio dei sogni”? Dibattito fra neuroscienze e psicanalisi

 

In molti si chiedono se i sogni abbiano un significato. In passato, gli uomini primitivi consideravano il sogno come un ponte che, collegando il mondo umano a quello divino, permetteva la comunicazione fra i due mondi e favoriva una più ampia conoscenza della realtà. Tale idea rimase pressoché immutata nelle civiltà Assiro-Babilonesi e degli Egizi, nell’Ebraismo e nell’Islam. Attualmente, la maggior parte degli uomini “razionali” e civilizzati ignora il contenuto del sogno perché non gli attribuisce alcun significato religioso.

Uno dei primi studiosi moderni che indagò il significato dell’attività onirica in un’ottica “razionale” fu Freud: secondo lo psicoanalista, i sogni esprimono fantasie sessuali o aggressive represse, ma in modo mascherato, perché proibite durante la veglia. La sua supposizione era fondata sugli studi di importanti neurologi del suo tempo, secondo i quali i sintomi nevrotici sono espressione di un contenuto inconscio espresso simbolicamente: ad esempio, un paziente nevrotico che ha un attacco d’asma si scopre (tramite l’ipnosi) che “non può respirare l’atmosfera di casa”.

In tempi recenti, Hobson e McCarley rigettano l’ipotesi freudiana proponendo la teoria secondo la quale i sogni sono solo un prodotto fisiologico senza alcun significato intrinseco: si presentano a seguito di scariche casuali dei nuclei pontini, regioni del tronco encefalico che attivano varie aree della corteccia producendo immagini o emozioni, e solo nella fase REM. Tale ipotesi, però, non spiega come l’attività casuale dei nuclei pontini possa dare origine a storie scorrevoli e complesse e come possa generare i sogni ricorrenti. Inoltre, è stato dimostrato la presenza di attività onirica anche nella fase non-REM: ciò può essere considerato una prova indiretta di una separazione tra il sonno, di natura fisiologica, e il sogno, di natura psicologica e quindi portatore di significato.

Il sogno, essendo frutto dell’inconscio, non si esprime con un linguaggio logicamente coerente, bensì attraverso delle metafore, e per tale ragione spesso il suo significato risulta incomprensibile. Secondo Jung, le metafore non sono utilizzate dall’inconscio per mascherare il contenuto dei sogni, come sosteneva Freud, bensì sono un modo per poterlo esprimere.

È possibile quindi affermare che la psicoanalisi non rigetta totalmente l’idea degli uomini primitivi sul significato del sogno, ma la reinterpreta: secondo gli psicanalisti, infatti, il sogno racchiude un significato trasmesso dal mondo “invisibile” dell’inconscio e destinato a quello “visibile” del conscio, e che ci permette di ampliare la nostra conoscenza del reale.

Maria Grazia CultreraImmagine1-300x289

Info

 

 

Bibliografia

Bear, F. M., Connors, B. W., & Paradiso, M. A (2007). Neuroscienze: esplorando il cervello. Elsevier.

Jung, C. G. (1967). L’uomo e i suoi simboli.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.