Lo strano caso delle morti voodoo

Con morte voodoo si intendono quei fenomeni di morte improvvisa e misteriosa osservati inizialmente in orizzonti culturali diversi dal nostro come quello africano, americano e oceanico. Il termine fu coniato da W. B. Cannon che, nel suo articolo “Voodoo” death (1942), cercò per primo di dare una spiegazione scientifica a tale questione. Nel suo articolo possiamo leggere: Brown in “New Zealand and Its Aborigines” racconta di una donna Maori che dopo aver mangiato un frutto, venne informata del fatto che questo proveniva da un luogo taboo [interdetto]; lei esclamò che la sacralità del capo era stata profanata e che il suo spirito l’avrebbe uccisa. Questo incidente avveniva nel pomeriggio, il giorno dopo a mezzanotte era morta. Secondo Tregear il tapu (taboo) tra i Maori della Nuova Zelanda è un’arma terribile […]; le vittime muoiono sotto il suo influsso e la vita scivolava via, come fosse acqua.

La violazione delle regole tribali, l’ “atto performativo” del capo tribù che maledice o condanna a morte colui che infrange un tabù, potrebbero essere la causa scatenante di una serie di reazioni sociali (isolamento dell’individuo) e fisiologiche che portano alla morte del soggetto: “la drammatica repentinità della malattia in seguito alla minaccia, unita alla mancanza apparente di qualsiasi danno, esposizione a tossine o infezioni suggerivano a Cannon che la sola paura di morire avviasse meccanismi di risposta fisiologici tali da portare alla morte stessa” (cfr. Sternberg 2002).

Queste morti vengono definite anche psychogenic death o psychosomatic death, e non sono un fenomeno caratterizzante uno specifico contesto culturale: il termine morte voodoo d’altronde nella sua presunta neutralità rimanda a un giudizio di valore su quelle società che per troppo tempo abbiamo considerato “primitive” e in preda a ogni sorta di bizzarria e superstizione. Cannon stesso attua un parallelismo tra le morte voodoo e l’esperienza di molti soldati sul fronte nella Grande Guerra: «la paura sperimentata era in alcuni casi la sola responsabile della morte: all’esame autoptico nessuna lesione organica poteva giustificare l’esito letale. La ripetizione dello stress, come la minaccia di morte proferita nelle sentenze del voodoo non lasciava via di fuga: gli effetti distruttivi non si sarebbero arrestati che con l’esaurimento delle risorse dell’organismo (collasso, la crisi degli organi vitali, la morte)» [Beneduce 2010:65-66].

Cannon vede in questo fenomeno il collasso di un complesso equilibrio neurovegetativo, in cui gli aspetti fisiologici e la logica evoluzionistica trovano una convivenza armoniosa. Più precisamente, come sottolinea Sternberg (2002), si fa riferimento al sistema nervoso simpatico e simpatico-adrenale, nonché a tutte le funzioni a questi sottesi: costrizione dei vasi sanguigni, dilatazioni dei bronchioli, rilascio di adrenalina e rilascio di zuccheri. L’insieme di queste reazioni infatti preparano l’organismo alla cosiddetta reazione di attacco-fuga (fight or flight).

Richter (1957) invece ha posto a fondamento del fenomeno l’attivazione del sistema nervoso parasimpatico, antagonista del precedente: la persona perde la speranza assoggettandosi alla maledizione, “arrendendosi” ad essa; il nervo vago diventa molto attivo (vagal storm, ossia tempesta vagale) rallentando il cuore fino a provocarne la morte.

La PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia), disciplina che studia le complesse interazioni tra sistema endocrino, immunologico, neurologico e psichico, (può interessare, per approfondire, l’articolo sull’efficacia simbolica) ha portato alla luce nei decenni successivi le complesse interazioni che avvengono a livello fisiologico di fronte a stressor di varia entità, anche se il fenomeno delle morti psicosomatiche non risulta ancora completamente chiarito. Nel 1936 avvenne la scoperta del cortisolo mentre la risposta ormonale allo stress non venne compresa appieno fino al 1981, quando si scoprì il CRH.

«Insieme, questi [prodotti chimici nervosi, catecolamine, ormoni dello stress] potrebbero anche causare uno stato disfunzionale, tra cui perdita di appetito, debolezza, aritmie cardiache, collasso vascolare e infine morte» [Sternberg, 2002].

M. A. Samuels (2014) invece sostiene che la produzione in eccesso di catecolamine e glucocorticoidi (neurotrasmettitori e ormoni prodotti dal cervello e dalle ghiandole surrenali) provoca l’apertura dei canali di trasmissione del calcio nelle cellule muscolari del cuore. Il calcio si accumula quindi all’interno di queste cellule, provocandone la morte (necrosi cellulare).

Andrea Selva

Bibliografia

Beneduce, R., Archeologie del trauma. Un’antropologia del sottosuolo, Laterza, Bari, 2010.

Cannon, W.,B., “Voodoo” death” in American Antropologist, 44, 1942

Richter, C.,P., “On the phenomenon of sudden death in animals and man”, in Psychosom.Med, 19,1957

Samuels, M.,A., “Voodoo’ death revisited: The modern lessons of neurocardiology”, in Cleveland Clinic Journal of Medicine, vol. 74, supplement 1, 2007

Sternberg, E.,M., “Walter B. Cannon and “ ‘Voodoo’ Death”: A Perspective From 60 Years On”, in American Journal of Public Health, 92, 2002

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