Default mode network: cosa accade al cervello quando la mente vaga.

walter mitty

Madre di Walter Mitty, mentre si rivolge alla sorella, riferendosi a lui :
” Come dici quando se ne va in quei posticini?”
” Si incanta” risponde la sorella.
(La vita segreta di Walter Mitty, 2013)

Mentre leggete questo articolo il vostro cervello è immerso in un flusso di informazioni incommensurabile. Si districa tra il farvi percepire le parole, assegnare loro un senso compiuto , continuare a conferirvi un coeso senso di identità, permettervi di mantenere la medesima postura, attraverso la convergenza di un numero di processi che nessuno è riuscito ad indagare con precisione matematica. Se nel frattempo, una parola ignota, un suono, vi sta distraendo, inducendovi a riflettere su voi stessi o sul progetto delle vacanze estive, state esperendo un fenomeno concorrente a quello che dirige la vostra attenzione sulla lettura: il ”mind-wandering”* o letteralmente mente che vaga.

È stato a lungo ipotizzato che il cervello operi attraverso reti o circuiti distribuiti, ossia un’insieme di cellule nervose che tracciano percorsi sinaptici e che posso essere simultaneamente attivate durante l’esecuzione di compiti cognitivi. La rete o circuito neurale da cui dipende lo stato di vigilanza su un compito ( la lettura nel vostro caso) è definito Task Positive Network (TPN), il quale risulta coinvolto non solo nella focalizzazione dell’attenzione, ma anche nel monitoraggio delle azioni e nel prendere decisioni. Il circuito complementare a quello attentivo è il circuito noto come Default Mode Network (DMN). Le due reti neuronali sembrano agire come muscoli agonisti e antagonisti: l’attivazione della prima rete tende a sopprimere l’attività della seconda.

La traduzione italiana del termine ”default mode network” non è semplice, in quanto potrebbe significare rete deficitaria, ma il deficit è riferito all’esecuzione corretta di un compito, non ad un deficit in sè . Altri termini sono stati assegnati alla rete: “stimulus independent thought” “task-unrelated thought” entrambe definizioni che sottendono pensieri che sono indipendenti dallo stimolo (cfr. Teasdale et al., 1995, Smallwood et al., 2003), “incidental self-processing” che sottolinea un processo incidentale che si rivolge al sé (cfr. Gilbert et al., 2005), “inner speech”, dialogo interiore (cfr. Morin, 2009), and “spontaneous thought” pensieri spontanei (cfr. Christoff et al., 2008), sino ai più tecnici ”connettività funzionale intrinseca” e stato di riposo ”resting state”.

Tutte queste definizioni esprimono sinteticamente le funzioni del circuito cogliendone le implicazioni.

Quando il Default mode Network si attiva il fenomeno che esperiamo consiste nel contemplare -senza accorgerci- i nostri progetti futuri, mentre affiorano pensieri auto-riferiti meglio definiti come ”immagini e pensieri non-correlati al compito” (cfr. Giambra, 1995) . Quando è innescata la rete l’ elaborazione degli stimoli esterni risulta carente, sia nei soggetti tendenzialmente “assorti nei propri pensieri”, sia nei casi in cui il mind-wandering viene indotto sperimentalmente, per esempio facendo eseguire un compito noioso (cfr. Smallwood, 2007).

Un fenomeno correlato è il day-dreaming, quello stato trasognato in cui il contatto con la realtà viene parzialmente scalzato da visioni fantastiche e piacevoli. È consuetudine quotidiana rimanere assorti, senza accorgersi del momento esatto in cui si è stati sottratti alla realtà, eppure non si è indotti a credere che la mente è coinvolta in questo processo dal 25% sino al 50% del tempo da svegli (cfr. Killingsworth & Gilbert, 2010). Non accade diversamente a Walter Mitty, protagonista del film ”The Secret Life of Walter Mitty” (2013), che viene presentato come un uomo sovrastato spesso da questo meccanismo in tutte le sue sfaccettature e implicazioni.

Dal punto di vista funzionale l’attivazione del default-mode network comporta dei costi cognitivi causati dalla deriva delle risorse verso le attività interne. I domini compromessi maggiormente studiati attengono: la lettura, l’attenzione selettiva, la memoria di lavoro, l’umore e l’ intelligenza fluida.

  • Per quanto riguarda la lettura, la presenza del mind-wandering è associata ad una povera comprensione testuale, tempi di reazione e durata della visualizzazione del testo più lunghi. I deficit non riguardano solo la comprensione immediata, ma anche la creazione di modelli di narrazione e situazione. Questi modelli, individuati inizialmente da Barlett, condizionano la comprensione e il ricordo della storia plasmandolo sulla base di schemi ( come inizio-continuazione-fine di una storia) che si impongono anticipatamente .* Il mind wandering altera il corretto sviluppo di questi schemi, impedendo la comprensione globale del testo (Franklin et al., 2011).

  • Per quanto attiene l’attenzione ”Avanti un altro!”, il programma della Mediaset, è l’esempio paradigmatico del test cognitivo principalmente impiegato dagli studiosi per misurarla. In una fase del programma televisivo il concorrente è costretto ad inibire le risposte giuste a favore di quelle sbagliate. Non diversamente funziona il SART (Sustained Attention to Response), il test include task a cui rispondere o la cui risposta va inibita (Cheyne et al., 2009). L’attivazione del mind wandering comporta errori dipesi dalla difficoltà di inibire le risposte al compito. Se per un concorrente prevalesse l’attivazione dell’attività intrinseca cerebrale non potremmo che aspettarci che vada ”avanti un altro”!

  • L’attivazione della rete di default, inoltre, contribuisce a definire una forte relazione tra intelligenza fluida e la memoria di lavoro (cfr. Baddeley ed Hitch). La memoria di lavoro è un sistema per l’immagazzinamento temporaneo e la prima gestione/manipolazione dell’informazione; l’intelligenza fluida è la capacità di risolvere i problemi in situazioni nuove, indipendentemente dalle conoscenze acquisite. Nei momenti in cui la mente vaga meno dati vengono trattenuti e manipolati e meno efficienti risultano le attitudini generali.

  • Anche lo stato emotivo risulta influenzato dall’attivazione di questo circuito, il mind wandering precede lo stato emotivo negativo (cfr. Killingsworth and Gilbert, 2010). Lo stato d’animo negativo riduce la quantità di impegno attenzionale al compito e può farlo aumentando il focus su irrilevanti preoccupazioni personali (cfr. Smallwood 2009).

In una società il cui investimento è rivolto notevolmente al profitto quantitativo, l’attivazione del default-mode network risulta compromettente per il corretto svolgimento dei compiti, eppure la sua esistenza implica una controparte positiva, presumibilmente di natura adattiva:

  • una possibile funzione del vagare della mente risiede nella previsione e la pianificazione di obiettivi futuri personalmente rilevanti, altrimenti noto come la pianificazione autobiografica. Se da un lato il meccanismo ci sottrae alla realtà e ci induce a riflettere su noi stessi o ci proietta in altre situazioni, questo tipo di meccanismo ci aiuta ad affrontare questioni che ci toccano maggiormente. Alcuni autori sostengono che il mind wandering si verifica il più delle volte durante le attività che impongono meno attenzione e permette di contemplare soluzioni in base alle preoccupazioni personali (cfr. McVay & Kane, 2010a, 2010b; Teasdale, Lloyd, Proctor, e Baddeley, 1993);

  • gli scienziati, inoltre, hanno riportato numerosi aneddoti di idee emerse durante il mind wandering. Essi credono che la mente contribuisca a trovare soluzioni creative ai problemi negli intervalli di incubazione delle idee, in cui non siamo occupati a pensare a risolvere quel compito;

  • di fronte a un compito noioso, la nostra mente tende a vagare, a volte volutamente come una forma di fuga. Questo aspetto può essere adattativo, permettendo alla mente di attenuare la percezione della noia (Relieving Boredom). In uno studio, i soggetti a cui era assegnato un compito noioso, andavano più spesso in mind wandering e fornivano stime temporali secondo le quali il compito risultava esser durato meno rispetto al decorso oggettivo (Baird, Smallwood, e Schooler, 2010);

  • altre linee di ricerca sostengono che promuova la disabituazione al compito la quale favorisce l’ apprendimento a lungo termine. La disabituazione prende forma quando uno stimolo nuovo si presenta dopo uno stimolo a cui siamo abituati. Per esempio siamo soliti sobbalzare se sentiamo un rumore forte che non ci aspettiamo. Qualora questo stimolo si presenti diverse volte, senza grosse variazioni nella sue caratteristiche, attenuiamo la nostra reazione. Se invece si presenta con caratteristiche diverse, ad esempio il rumore è più forte, la risposta attenuata appresa si estingue e si ripresenta il sobbalzare. Il vagabondare della mente, permette all’individuo di ”attenuare l’intensità dell’ apprendimento”. L’apprendimento reso distribuito, con quote di attenzione e disattenzione, fornisce alla mente l’opportunità di tornare al compito con una rinfrescata capacità di elaborazione. É ovvio che vanno specificate di caso in caso le condizioni in cui questo processo non risulti controproducente, favorendo prevalere i costi cognitivi.

La scoperta del Default mode network, oltre ad avere un forte impatto sulle Neuroscienze Cognitive per le peculiari funzioni svolte, ha fornito la chiave per rileggere i processi cognitivi al livello di connettività funzionale nei soggetti sani e nei soggetti con sintomi psicopatologici.

Durante la lettura di questo articolo mi auguro che vi siate distratti e abbiate generato idee geniali e abbiate anche appreso la loro possibile origine. Per la vostra integrità fisica mentre tagliate delle verdure mi auguro invece che il vagabondare del mente non vi sovrasti.

12312328_515955555239431_574634293_n (197x200)Mariateresa Matera

 

*L’esperimento che Barlett condusse per provare la presenza di schemi anticipatori prevedeva la presentazione di una fiaba (La guerra dei fantasmi) tratta dal repertorio delle favole degli indiani del Nord America nella quale le relazioni causali tra gli eventi erano distanti dalla cultura occitenntale. In seguito chiese ai soggetti di ricordare la storia ad intervalli di tempo diversi. I soggetti tendevano a rinarrare la storia in modo coerente con gli schemi occidentali.

Bibliografia

Baird, B., Smallwood, S., & Schooler, J. W. (2011), Back to the future: Autobiographical planning and the functionality of mind-wandering. Consciousness and Cognition, 20

Killingsworth, M. A., Gilbert, D. T., (2010), A wandering mind is an unhappy mind. Science

Franklin, M. S., Mooneyham, B. W., Baird, B., & Schooler, J. W. (2013). Thinking one thing, saying another: The behavioral correlates of mind-wandering while reading aloud. Psychonomic Bulletin & Review, 1–6.

Greicius M. D., Krasnow B., Reiss A. L., and Menon V.(2003) Functional connectivity in the resting brain: A network analysis of the default mode hypothesis.Proc Natl Acad Sci USA 2003 Jan 7;100(1)

Ormerod U., T.C. (2009) Does incubation enhance problem solving? A meta-analytic review. Psycho. Bull. 135

Schooler J., Michael D. Mrazek, Michael S. Franklin, Benjamin Baird, Benjamin W. Mooneyham, Claire Zedelius, James M. Broadway (2014) The Middle Way: Finding the Balance between Mindfulness and Mind-Wandering. Psychology of Learning and Motivation. Vol. 60, Burlington: Academic Press

Smallwood J., Christoff. K, Todd C., Handy C.,Erik D. ,Sayette A. R.M.(2011) Meta-awareness, perceptualdecoupling and the wandering mind Jonathan. Schooler W. Cognitive Sciences xx 1–8.

Smallwood J., Fitzgerald A., MilesL. K., Phillips L.H.(2009) Shifting Moods, Wandering Minds: Negative Moods Lead the Mind to Wander. Emotion Apr;9(2)

 

7 Replies to “Default mode network: cosa accade al cervello quando la mente vaga.”

  1. Questo testo è pieno di errori sintattici e grammaticali. In più, la spiegazione dei concetti sembra letta direttamente dai manuali: non c’è nessuna rielaborazione, nessuna divulgazione!

    1. Te lo domando dal momento il cui, durante la stesura, non ne ho trovato alcuno, e se il mio modo di scrivere ha un piglio manualistico mi spiace non ti sia piaciuto. Per quanto attiene errori grammaticali e sintattici, col desiderio di imparare e mettermi in discussione, ti andrebbe di indicarmeli?

      1. Se tuttavia hai qualche conoscenza rispetto all’ argomento o l’ambito trattato saprai anche che non ci sono manuali tradotti in italiano, ( per quanto io abbia cercato). Le parole che hai letto, tranne qualche definizione, sono originate dalla lettura degli articoli in inglese elencati nella bibliografia, mia personale traduzione e rielaborazione appassionata di molte settimane. Per questo articolo divulgativo di stampo metanalitico ho scelto il registro linguistico che ho ritenuto più opportuno. Spero ti abbia chiarito la natura dello scritto.
        Per gli errori -una consecutio imprecisa ; una omissione di preposizione ; quattro errori di battitura, e altri piccoli dettagli che rendono il testo riprensibile-, mi auguro tu mi illumini su quelli che non riesco a scorgere. Per qualsiasi altra informazione scrivi all’Antro di Chirone.

  2. Articolo molto interessante. Ho un figlio di 6 anni a cui è stato diagnosticato adhd con prevalente deficit attentivo. Secondo te Mariateresa il DMN può giocare un ruolo chiave in questa tipologia di sindrome? Grazie
    PAOLO SALVI

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