Iran e diritti umani: il caso di Roxana Saberi

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Nonostante le timide “aperture”, con il disgelo nelle relazioni tra Usa e Iran che ruotano intorno ai temi dell’arricchimento dell’urani, la Repubblica islamica iraniana deve fare ancora molta strada riguardo al pieno riconoscimento e rispetto dei diritti umani e al principio di un equo processo per i suoi cittadini.

Come può l’Iran progredire pur non rispettando i diritti umani?

Lo Stato dai processi iniqui

Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa”.

Così recita l’articolo 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, di cui l’Iran è firmatario: secondo i rapporti di Amnesty International e di altre organizzazioni come Save the Children, UNHCR e Human Rights Watch, tali diritti non vengono di fatto rispettati.Troppi ormai sono i processi iniqui svolti nei confronti di politici dissidenti, giornalisti e blogger, i quali hanno manifestato la libertà di pensiero e il loro dissenso nei confronti del regime, scontrandosi di fatto con esso. Tra questi non sono mancate anche storie di cittadini comuni incarcerati sulla base di motivazioni assurde.

L’ultima in ordine cronologico, che ha fatto molto scalpore per l’accusa della detenzione, è stata ai danni di Ghonchech Ghavami, ragazza irano-britannica di 25 anni colpevole, secondo le autorità iraniane, di aver assistito ad una partita di volley e accusata inoltre di avere legami con l’opposizione. Gli esempi di processi iniqui sono innumerevoli. Tra i tanti, si possono citare le storie di Soheil Arabi, fotografo e blogger iraniano condannato a morte per aver “insultato il profeta dell’Islam”. L’accusa che gli è stata rivolta si basa su presunti insulti al leader e propaganda contro le autorità costituite. Un altro esempio,  testimoniato dalla stessa protagonista della vicenda Roxana Saberi, è quello della giornalista irano-americana, tenuta prigioniera per quattro mesi nel carcere di massima sicurezza di Evin, a Teheran. Proprio quest’ultimo è tristemente noto alla cronaca per la gestione iniqua dei processi “privati”, le torture subite dai detenuti, le esecuzioni arbitrarie e le violenze nei confronti delle donne.

Roxana Saberi: Prigioniera in Iran

Prigioniera in Iran è il romanzo autobiografico di Roxana Saberi, che racconta in modo dettagliato il periodo di prigionia trascorso nel Paese degli Arii. La donna si recò in Iran per un’inchiesta, al fine di poter scrivere un libro sulle tradizioni e sulla cultura persiana e far conoscere al mondo un altro aspetto di questo paese che, soprattutto agli occhi dell’Occidente, è considerato pericoloso per la pace internazionale in quanto finanziatore e spalleggiatore del terrorismo islamico a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001 negli USA.

” Quando mi ero trasferita dall’America in Iran non avevo in mente di scrivere un libro. Volevo, invece, conoscere il paese natale di mio padre, la sua fiorente cultura e la sua storia, imparare la lingua farsi e realizzare il mio sogno di diventare corrispondente estera”.

La sua inchiesta viene vista agli occhi delle autorità iraniane come la conferma della sua posizione di spia americana all’interno del paese e infatti, dopo una serie di pedinamenti e controlli, la polizia, il 31 gennaio 2009, fa irruzione in casa sua e l’arresta con l’accusa di spionaggio. Per circa dieci giorni viene estromessa dal mondo, tanto che non può fare telefonate né ricevere visite. Dopo un processo lampo a porte chiuse, definito “assurdo e vergognoso” dai giornali di tutto il mondo e, nel corso del quale non le viene riconosciuto neanche il diritto di avere un proprio difensore, la reporter viene condannata a otto anni di reclusione da scontarsi nel carcere di massima sicurezza di Evin, a Teheran. La drammaticità di quei momenti è ben evidente quando lei scrive:

 “E quindi mi torturerete finché non ammetterò in video un crimine che non ho commesso?”.

La sua situazione, come quella di altri giornalisti imprigionati ingiustamente, viene fatta propria dalle organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani, in primo luogo Amnesty International e Human Rights Watch, e soprattutto dal governo americano, i quali hanno permesso la liberazione di Roxana.

Il “progresso” iraniano

L’Iran svolge un ruolo geo strategico molto importante perché si trova nel quadrante mediorientale, area che negli ultimi anni è fonte di forti tensioni che preoccupano molto la comunità internazionale. Il suo diritto al progresso non può però tenere in una posizione subalterna, se non addirittura eliminare completamente, il ruolo e l’importanza dei diritti umani nella sua agenda politica. Questo perché il progresso di uno Stato non si determina soltanto dalla ricchezza o dal Pil prodotto, ma anche dal raggiungimento di adeguati standard di rispetto dei diritti umani. E su questo aspetto, l’Iran deve fare ancora molta strada.

Maria Teresa Perna

Laureata in Relazioni internazionali

Bibliografia 

Saberi, R. (2009), Prigioniera in Iran, Newton Compton Editori

Sitografia

Rapporti Amnesty International : http://www.amnesty.it/index.html   

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