UFO, avvistamenti e incontri ravvicinati: una spiegazione psicologica

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“Ma tu credi agli UFO?” Chiunque si è sentito fare o si è posto questa domanda. A tale quesito è difficile rispondere razionalmente: un argomento tanto misterioso e sconosciuto come quello che riguarda gli avvistamenti UFO (ma anche discussioni sui fantasmi, il soprannaturale, l’inspiegabile) attiva il nostro sistema di credenze, che per sua natura si impone e «travolge ogni domanda e dubbio della razionalità scientifica» [Anolli, 2011]. Per tale ragione, la maggior parte delle opinioni diffuse non è fondata su evidenze empiriche – individuabili solo per mezzo del metodo scientifico – ma deriva da persuasioni o atti di fede. Non a caso, molte persone interessate al fenomeno si lasciano guidare dal loro sistema di credenze, mentre altre considerano l’argomento una sciocchezza. Il fenomeno, però, non può essere ignorato, considerati gli innumerevoli avvistamenti UFO e racconti di rapimenti alieni. Ma è possibile spiegare il fenomeno degli UFO da un punto di vista psicologico?

Innanzitutto, è bene precisare che l’espressione “dischi volanti” fu coniata involontariamente da Kenneth Arnold, il pilota che vide «qualcosa di strano» il 24 giugno del 1947 nei pressi del Monte Rainier, a Washington. Egli descrisse il movimento di quegli oggetti come «un piatto lanciato attraverso l’acqua», ma i quotidiani fraintesero le sue parole e gli fecero dire che avevano la forma di piatti. Arnold pensava di aver visto «una sequenza di nove oggetti» tra cui uno produsse un «lampo azzurro terrificante» che pensò «essere un nuovo tipo di aeromobile con le ali», e non «un frisbee di grandissime dimensioni e altamente manovrabile», come poi fu diffuso pubblicamente (cfr. Sagan, 1996). Il termine si diffuse come una “voce di corridoio”, trovando terreno fertile in un clima sociale di incertezza, in cui «tutto il mondo è sottoposto alla pressione minacciosa della politica russa» e «il pericolo di catastrofi (bomba atomica) cresce in proporzione diretta all’ammassarsi di popolazioni in espansione» [Jung, 1954]. Ciò alimentò il diffondersi di avvistamenti di dischi volanti, nonché la credenza secondo cui la Terra fosse periodicamente visitata da extraterresti.

Il primo studioso che si interessò al fenomeno è stato Jung. Secondo l’autore, le migliaia di testimonianze di avvistamenti UFO degli anni del dopoguerra sono accomunate da una situazione psicologica universalmente condivisa: l’angoscia causata da un clima sociale incerto, la quale provoca nell’individuo una scissione fra atteggiamenti consci, che lo spingono a continuare la vita di sempre, e contenuti inconsci, cioè la paura per la catastrofe e il desiderio di evitarla. La coscienza, a causa della scissione, non riconosce e non esprime tali i contenuti inconsci; per tale ragione vengono espressi dall’inconscio stesso sottoforma di visioni (individuali o di gruppo), di illusioni apparentemente inspiegabili e di voci. Secondo Jung, inoltre, i corpi avvistati sono rotondi perché rappresenterebbero i mandala: termine sanscrito che indica “cerchio”, simbolo della totalità psichica individuale presente nell’inconscio di ognuno.

Oltre agli avvistamenti, però, c’è da spiegare il motivo per cui molte persone dichiarano di aver avuto un incontro ravvicinato con gli alieni. In un sondaggio della Roper Center (1992), su seimila americani adulti il 18% riferì di essersi svegliato paralizzato con la consapevolezza che in camera c’erano degli esseri e il 13% raccontò di strani episodi di tempo mancante. Sulla base di questi dati, i committenti del sondaggio conclusero che il 2% della popolazione americana era stata rapita dagli alieni, nonostante non fosse stato chiesto esplicitamente alle persone sottoposte al sondaggio. Tali dichiarazioni sono spiegabili da episodi di paralisi notturna, un particolare disturbo del sonno:

«È una condizione sperimentata da molte persone. Essa si presenta in quello stato di coscienza crepuscolare che è intermedio fra lo stato di veglia e quello di sonno. Per qualche minuto, forse di più, si è immobili e acutamente ansiosi. Si sente un peso sul torace, come se qualcuno si fosse seduto o sdraiato su di noi. Il battito cardiaco è accelerato, la respirazione faticosa. Si possono sperimentare allucinazioni uditive o visive: persone, demoni, fantasmi, animali o uccelli. Può avere tutta la forza e l’impatto della realtà.» [Sagan, 1996]

Secondo Baker, dietro tutti i racconti rapimenti alieni ci sono tali disturbi del sonno, anche se non esclude la possibilità che alcuni siano menzogneri ed altri causati da disturbi patologici. Essi ricalcano fedelmente narrazioni passate di suore e preti, i quali descrivevano incontri ravvicinanti con demoni, le “potenze dell’aria”, che scendono dal cielo, immobilizzano il sognatore sedendosi sul torace ed hanno con esso rapporti sessuali illegittimi. Secondo Sagan, tale analogia conferma che gli incontri di rapimenti alieni siano una credenza, e che quest’ultima con il tempo si sia trasformata: un tempo si credeva agli angeli e ai demoni, ma «in un’epoca in cui le religioni naturali sono state esposte ad un fuoco micidiale da parte della scienza» i vecchi dei indossano una veste più scientifica, diventando alieni. Un’ulteriore prova proviene da ricerche transculturali sui contenuti delle allucinazioni: nel ‘600 in Cornovaglia si credeva nelle fate, e non mancano racconti di rapimenti di fate molto simili ai rapimenti alieni.

Grazie alle ricerche del neurofisiologo Wilder Penfield, inoltre, è possibile affermare che la stimolazione elettrica spontanea del lobo temporale può produrre allucinazioni indistinguibili dalla realtà – la sensazione di avere attorno strani esseri, di galleggiare in aria, di avere rapporti sessuali, di aver raggiunto una comprensione profonda di grandi problemi e di doverne parlare con il mondo, o l’impressione che manchi del tempo.

Sagan specifica che in assenza di qualsiasi disturbo e in situazioni comuni, gli avvistamenti Ufo possono essere spiegati:
  • da allucinazioni: possono manifestarsi in presenza di un falò di notte, di un forte stress emotivo, a digiuno prolungato, in assenza di sonno, in condizioni di isolamento o dall’uso di allucinogeni (LSD, psilocibina, mescalina o hashish);
  • da fenomeni male interpretati: i palloni aerostatici degli anni cinquanta, utilizzati dall’aviazione americana per misurazioni meteorologiche, come riflettori radar o aeromobili spia automatici, possono sembrare dei dischi volanti, e a volte posso cambiare bruscamente direzione se spinti dal vento;
  • da truffe o burle: molte foto di Ufo risultano essere delle false, realizzate con modellini sospesi da fili sottili, fotografati in doppia esposizione; anche i cerchi nel grano, opere artistiche da molti attribuiti ad artisti extraterrestri, in realtà degli scherzi cominciati da Doug Bower e Dave Chorley ed imitati da altri.

Molte persone che pensano di aver sperimentato un rapimento da parte di alieni sono reticenti nel raccontarlo, e spesso necessitano di un terapeuta o di un ipnotista per farlo. La tecnica dell’ipnosi viene spesso utilizzata con i presunti rapiti ma in verità, attivando sia i ricordi che l’immaginazione, essa non permette di discriminare fra un racconto reale o immaginato, né dal paziente né dal terapeuta (cfr. Sagan, 1996). Ne è un esempio lo studio del professore di letteratura Lawson e del medico Mc Call: otto soggetti che non credevano agli UFO furono informati sotto ipnosi di essere stati rapiti dagli alieni, trasportati in un’astronave ed esaminati; in seguito, fu chiesto loro di descrivere l’esperienza, e il loro racconto era indistinguibile dai soggetti che raccontano spontaneamente di essere stati rapiti. I suggerimenti dati da Lawson sotto ipnosi erano simili a quelli dati dai terapeuti che si occupano quotidianamente di pazienti che dichiarano di essere rapiti. I racconti di rapimenti, inoltre, possono essere racconti camuffati di stupri e abusi sessuali nell’infanzia; per tale ragione, è fondamentale che il terapeuta non creda alla lettera i racconti di rapimenti alieni.

La comunità scientifica non nega l’esistenza degli UFO, ma a differenza degli ufologi si propone di indagare il fenomeno utilizzando il metodo scientifico. Secondo l’astrofisico Sagan, infatti, è possibile che gli alieni esistano, ma ritiene che sia possibile ricercarne le tracce solo a distanza, comunicando con essi per mezzo delle onde radio. Il presente contributo, pertanto, non nega l’esistenza degli alieni, ma offre una spiegazione scientifica al fenomeno; spiegazione che non può considerarsi esaustiva, poiché propone una lettura del tema psicosociale e non fisica.

Maria Grazia CultreraImmagine1-300x289

Info

 

 

 

Bibliografia

Anolli, L. M.,(2011), La sfida della mente multiculturale, Cortina, Milano.

Jung, C. G.,(1958), Un mito moderno: le cose che si vedono nel cielo, Universale Bollati Boringhieri.

Alvin, H. L.,(1982), Birth Trauma Imagery in CE-III Narratives: A Testable Hypothesis for the origin of Fallacious Abduction Reports, Salzburg, Proceeding of the International UPIAR Colloquium of Human Sciences and UFO Phenomena.

Sagan, C.,(1996), Il mondo infestato dai demoni: la scienza e il nuovo oscurantismo, Baldini&Castoldi.

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