Il pedagogista a scuola: eresia, utopia oppure semplice realtà?

Negli ultimi decenni un complesso cambiamento culturale veicolato da profondi interessi economici ha trasformato la Pedagogia riportandola alla dimensione filosofica originaria dalla quale era uscita, all’inizio del novecento, con i primi interventi di educazione applicata.  

Si è venuta a consolidare l’idea che l’azione pedagogica-educativa possa essere sostituita con estrema facilità riducendo in modo determinante il suo carattere specifico di scienza dell’educazione.

A lanciare l’allarme Alain Goussot, pedagogista, educatore, depositario di un’antica onestà intellettuale. Secondo Alain Goussot si assiste oggi ad un allontanamento dello sguardo pedagogico dalla scuola sostituito da interventi clinici-diagnostici a carico di altre figure specialistiche appartenenti soprattutto all’ambito sanitario. Molto spesso, le diagnosi dei bisogni educativi speciali vengono fatte da equipe composte da neuropsichiatri, neurologi e logopedisti senza la partecipazione del pedagogista. Di conseguenza, vengono adottare metodologie e azioni che prevedono una didattica eccessivamente strutturata e standardizzata che penalizza la globalità del soggetto in relazione alla dimensione cognitiva, sociale e affettiva.

In particolare Alain Goussot individua le seguenti criticità nel sistema scolastico italiano:
  • assenza di preparazione pedagogica degli insegnanti curriculari e di sostegno;
  • inesistenza del dialogo scuola-famiglia;
  • aumento delle aule ghetto e differenziali;
  • alto tasso di abbandono scolastico;
  • diffusione dell’analfabetismo, del semi-analfabetismo, dell’analfabetismo di ritorno; 
  • assenza di progettualità pedagogica nei PDF, PEI, PDP, spesso ridotti a meri atti burocratici.

Come si evince dai recenti fatti di cronaca si evidenzia nelle scuole il diffondersi di una vera emergenza educativa. Accanto agli alunni con deficit e disabilità si sono aggiunti continui episodi di bullismo, le difficoltà degli alunni stranieri ad integrarsi, gli alunni con svantaggio socio-economico, linguistico e culturale e gli alunni con disturbi di apprendimento. Questo status viene aggravato dall’assenza di una vera e propria progettualità pedagogica attiva capace di intervenire in queste tipologie di fenomeni. Nel fenomeno del bullismo ad esempio, molte iniziative vengono portate avanti nelle scuole per fare informazione sulle dinamiche di questa emergenza educativa che conduce molti adolescenti ad azioni estreme. Dal punto di vista pedagogico realizzare un progetto informativo non è sufficiente. Sarebbe necessario avere la presenza continua di un professionista dell’educazione tra i bambini e i ragazzi per realizzare un intervento quotidiano.  

Un intervento che comprenda l’osservazione dei comportamenti, la formazione continua, l’educazione emotiva-affettiva, il dialogo con le famiglie, l’orientamento dei comportamenti. Queste strategie e tecniche possono essere attuate da un “esercito” di educatori e di pedagogisti che sono letteralmente bloccati dall’assenza di precise normative legislative. Essi impotenti assistono al grande spettacolo della crescita dei bambini e dei ragazzi, in una «lotta senza tempo».

Ma in che modo possiamo invertire un orientamento culturale che svilisce una scienza umana nata con l’uomo stesso? E come si può ridare valore a questo ruolo professionale così importante?  Una possibile soluzione potrebbe essere quella di inserire la figura del pedagogista nelle scuole (di ogni ordine e grado) come professionista  presente nelle classi ogni singolo giorno dell’anno.

Non tutti sanno infatti che, il pedagogista, è anche uno studioso attento e meticoloso che individua i bisogni formativi degli studenti e che ricerca le potenzialità e le risorse per progettare gli stessi programmi didattici che svilupperanno le loro potenzialità in classe con gli insegnanti curriculari. È proprio in questo modo, attraverso l’osservazione partecipante dei bambini nelle scuole italiane, che il pedagogista Giuseppe Lombardo Radice ideò le linee guida della didattica e contribuì ad elaborare i programmi della scuola elementare, tra le due guerre, nel lontano 1923, quando la scuola rimaneva uno dei punti saldi della società tra i molteplici cambiamenti in atto.

Con una profonda attenzione pedagogica G.L. Radice ricercava nelle pagine dei quaderni dei bambini, nell’evoluzione grafica dei loro piccoli disegni tutti quegli «indizi» e quelle «prove» che avrebbero costituito gli elementi per progettare un luogo ideale e sereno che avrebbe accolto preziosamente i bambini, preparandoli a vivere il loro futuro. Se diamo uno sguardo al passato ci rendiamo conto che la scuola, nel suo costituirsi, è sempre stata una comunità embrionale in cui la riflessione pedagogica ha saputo coniugare, in un rapporto di interdipendenza, l’educazione, la didattica e i cambiamenti sociali. Da Socrate con i suoi discepoli a don Milani, da Lullo a Dewey, la Pedagogia ha sempre avuto una base di esperienza pratica su cui articolare principi e ideologie.  La dimensione teorica e filosofica della Pedagogia si è declinata alla vita reale attraverso l’osservazione, la riflessione e la valutazione critica dei comportamenti per definire un modello di scuola attiva, democratica in cui tutti hanno il diritto di imparare, di sviluppare le proprie competenze «realizzando il massimo umano valore, e divenendo fattori di umanità nuova, con l’originale contributo del loro pensiero» [Lombardo Radice, 1931].

In realtà per portare l’intervento pedagogico tra i bambini e i ragazzi non è necessario  progettare cambiamenti radicali o organizzare utopiche società lontane dalla realtà: migliaia di educatori e di pedagogisti sono già risorse utili e abili, grazie soprattutto alla formazione continua che interessa la loro professionalità, allo scopo di rimanere aggiornati circa i cambiamenti sociali, culturali e dunque generazionali. Molti di loro redigono progetti, li presentano agli istituti scolastici, dialogano con i dirigenti e, dopo aver svolto un’importante opera di mediazione, aspettano di essere convocati per vedere le loro idee implementate nel Piano dell’Offerta Formativa. La realizzazione di progetti innovativi di Pedagogia nella scuola prevede anche la formazione di equipe educative attive sul territorio e operative a tutti gli effetti, al fine di svolgere un’azione di consulenza pedagogica con le famiglie, di potenziamento didattico con i minori a rischio e di  integrazione interculturale. Attraverso questi progetti di formazione, la scienza pedagogica riconosce la necessità di riportare al centro della scuola italiana la relazione educativa, gli alunni e i loro bisogni di apprendimento allineandosi con le direttive europee sullo sviluppo delle competenze a scuola.  

Molte nazioni europee infatti, nelle scuole più avanzate, riservano figure educative che affiancano gli insegnanti curriculari e di sostegno (non sostituendo) con il compito di sostenere lo sviluppo delle conoscenze, in quanto lo sviluppo economico di un paese e il benessere sociale passa necessariamente attraverso l’istruzione e la diffusione del sapere. In questo sistema di trasmissione delle conoscenze ben si inseriscono queste figure poiché le loro competenze professionali convergono funzionalmente verso la scuola: possono facilitare il percorso di apprendimento, possono svolgere consulenza familiare comunicando con i genitori degli alunni, realizzano azioni educative per l’individuazione precoce delle difficoltà di apprendimento, progettano interventi per prevenire la dispersione scolastica, orientano i comportamenti a rischio di devianza, indirizzano gli allievi nella scelta del loro futuro.

Angela Pellino

Info

 

 

 

Bibliografia

Dewey J., (1949), Scuola e società, Firenze, la Nuova Italia

Lombardo Radice G., (1931), Athena fanciulla, Firenze, Stabilimenti Tipografici R. Bemporad

ID, (1931), Orientamenti pedagogici per la scuola italiana, Torino, G.B. Paravia & C

Longworth N., (2007), Città che imparano. Come far diventare le città luoghi di apprendimento, Milano, Raffaello Cortina Editore.

Sitografia

Una scuola di progetti speciali con ragazzi speciali, Alain Goussout,  http://www.icvigliano.it/accessibile/attachments/article/152/una%20scuola%20di%20progetti%20speciali.pdf

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2016/27-dicembre-2016/boom-disturbi-dell-apprendimento-5-anni-casi-sono-quadruplicati-2401157840527.shtml

Rapporto Eurydice, Sviluppo delle competenze chiave a scuola e in Europa: sfide e opportunità delle politiche educative, http://eacea.ec.europa.eu/education/eurydice/

One Reply to “Il pedagogista a scuola: eresia, utopia oppure semplice realtà?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.