Volare di fantasia: un aiuto o un ostacolo all’apprendimento dei bambini?









Chiunque abbia passato del tempo con i bambini sa che la loro immaginazione può essere di gran lunga superiore a quella degli adulti. La fantasia è l’abilità di vedere le cose in un modo nuovo e inusuale, permette di vedere i problemi da altri punti di vista per arrivare a soluzioni efficaci e nuove (Lopes, 1993). Il pensiero fantasioso consente al bambino di esprimersi liberamente e di entrare in contatto con il mondo. È attraverso il gioco di fantasia, infatti, che diventa creativo e sperimenta nuove realtà, riuscendo sempre a sorprendere gli adulti.

In passato si riteneva che la fantasia non avesse alcuno scopo, se non semplicemente quello di divertire. Studi più recenti (Bergen, 2002; Bergen, 2013)  hanno invece messo in luce il ruolo essenziale della fantasia sullo sviluppo cognitivo del bambino. Infatti, è attraverso il gioco fantasioso che i bambini possono rimettere in scena situazioni che li hanno spaventati o confusi e ridare un senso a tali esperienze. Nel passato, il legame tra fantasia e apprendimento non è stato sufficientemente approfondito. Le ricerche avevano messo in luce, piuttosto, il ruolo del contesto in una situazione di apprendimento. In particolare, l’apprendimento è facilitato qualora il contesto è simile a quello della situazione in cui viene applicato il concetto. In quest’ottica, non sembra che la fantasia possa essere funzionale all’apprendimento.

Tuttavia, nuove ricerche fanno ipotizzare che anche situazioni così irreali come quelle stimolate dalla fantasia potrebbero favorire l’apprendimento. Diversi studi hanno analizzato la relazione tra giochi di fantasia e apprendimento. Fra queste si può citare una ricerca condotta in Pennsylvania (Weinsberg, 2015) in cui ricercatori hanno insegnato delle parole nuove a un gruppo di bambini. Alla metà di loro venivano letti testi su argomenti realistici, come agricoltura e cucina, all’altra metà venivano lette storie fantastiche che avevano come protagonisti castelli e creature mitologiche. Successivamente, veniva proposto loro di giocare, alla prima metà venivano lasciati oggetti realistici come delle vanghe, all’altra metà spade e draghi. Infine è stata valutato l’apprendimento delle parole nuove. Ciò che differenziava i due gruppi non è stata la quantità di parole apprese, quanto la qualità. In altri termini, i bambini che avevano ricevuto le storie fantastiche sapevano spiegare meglio il significato delle parole. Di per sé questo risultato non è sufficiente per affermare il potere della fantasia sull’apprendimento, poiché le parole insegnate erano diverse nei due gruppi. Può semplicemente darsi che quelle fantasiose fossero più interessanti. Tuttavia, vi sono altre ricerche che supportano il legame positivo tra fantasia e apprendimento.

In un altro studio (Liliard et al, 2013), sono stati presentati a due gruppi di bambini un problema e la relativa soluzione, all’interno di due storie differenti. Ad un gruppo venivano presentate storie realistiche, mentre ad altri storie che “sfidavano” le leggi della fisica, come personaggi che volavano o che passavano attraverso i muri. In seguito venivano presentati dei problemi analoghi a quelli delle storie. Come nello studio precedente, la fantasia offriva una marcia in più: le storie fantastiche stimolavano i bambini a mettere in atto più facilmente la stessa soluzione ad un problema analogo che veniva loro somministrato.

Dunque, la fantasia sembra davvero contribuire all’apprendimento. Ciò che non è del tutto chiaro è in che modo. Com’è possibile che un contesto irrealistico stimoli l’apprendimento?

Da alcuni studi è emerso che la maggiore attenzione che i bambini investono in situazioni inaspettate e contrarie alle loro aspettative sia la chiave per comprendere la relazione tra fantasia e apprendimento. Alla base di questa interpretazione è stata formulata una teoria da Weisberg e colleghi che afferma che quando l’ambiente è realistico i bambini sanno cosa aspettarsi e possono quindi comportarsi come sempre. Al contrario, quando le situazioni sono irrealistiche i bambini diventano più interessati e coinvolti, quindi si concentrano maggiormente, prestando molta più attenzione all’evento. Ciò migliora l’apprendimento poiché una maggiore concentrazione li aiuta a imparare meglio e a ricordare con più facilità.

Questa teoria trova supporto nell’esperimento di Cristine Legare, dell’Università del Texas, che ha proposto a dei bambini della scuola materna una serie di macchinari, alcuni dei quali funzionavano secondo le previsioni, mentre altri si comportavano in modo inaspettato. Alla richiesta di spiegazioni la maggior parte dei bambini sceglieva di raccontare l’evento inatteso. Questo dimostra che è la situazione più strana a rimanere più impressa nella mente del bambino ed a motivarlo a ricercare e costruire spiegazioni.

Inoltre, l’insegnamento che sfrutta la fantasia non ha vantaggi solo a breve termine, ma gli effetti positivi sono visibili anche, e soprattutto, a lungo termine. Imparare a pensare a situazioni impossibili aiuta a vedere altre possibilità della realtà, che altrimenti non si vedrebbero.

Nel futuro, quindi, i bambini che hanno appreso ad avere un’elasticità nel pensiero saranno più predisposti a vedere la realtà da prospettive diverse e a pensare in modo divergente, cioè ragionare in modo fluido, originale e flessibile. Questo diverso modo di vedere la realtà darà loro maggiore probabilità di incorrere in nuove scoperte. Infatti, in molti casi, per scoprire qualcosa di nuovo è necessario mettere in discussione ciò che si conosce, andare oltre i limiti del mondo naturale ed essere contro-intuitivi. In quest’ottica, offrire ai bambini gli spunti di giochi basati sulla fantasia potrebbe stimolarli a osservare scenari impossibili e a domandarsi se tali eventi improbabili potrebbero verificarsi anche nel mondo reale.

In realtà, non ci sono abbastanza studi che chiariscano come la fantasia e i giochi irrealistici possano favorire l’apprendimento, dunque non si è ancora in grado di formulare teorie chiare e definite. Ad ogni modo, gli studi presenti sono concordi sul fatto che stimolare la fantasia non solo rappresenta un vantaggio per lo sviluppo del bambino, ma è anche un ottimo strumento di apprendimento poiché lo coinvolge in profondità, riuscendo a catturarne l’attenzione e l’interesse.

 

Debora Mauri

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università di Padova

Informazioni, contatti e articoli dell’autrice a questo link





Bibliografia e sitografia

Bergen, D. (2013). Does pretend play matter? Searching for evidence: comment on Lillard et al. (2013). Psychol Bull. Jan;139(1):45-8.

Bergen, D.(2002). The Role of Pretend Play in Children’s Cognitive Development. ECRP Volume 4 Number 1

Legare, C., Gelman, S., Wellman, H. (2010). Inconsistency With Prior Knowledge Triggers Children’s Causal Explanatory Reasoning. Child Development, May/June 2010, Volume 81, Number 3, Pages 929–944.

Lillard, A. S., Lerner, M. D., Hopkins, E. J., Dore, R. A.,; Smith, E. D., Palmquist, C. M. (2013). The impact of pretend play on children’s development: a review of the evidence. Psychol Bull. Jan;139(1):1-3

Lopes, M. (1993). Creative Play Helps Children Grow. National Network for Child Care. October, p. 3

Weisberg et al. (2015). Shovels and swords: How realistic and fantastical themes affect children’s word learning. Cognitive Development. Volume 35, July–September 2015, Pages 1–14.

Weisberg, D. (2016). The Fantasy Advantage. Scientific American Mind 27, 42 – 47.

http://www.unadonna.it/mamma/limmaginario-dei-bambini-limportanza-della-creativita-per-un-sano-e-completo-sviluppo/105705/

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