F.A.Q Professioni Educative: districando la matassa tra L. Iori e L. Lorenzin



In quello che è un periodo epocale per le professioni pedagogiche e dati i numerosi cambiamenti, l’Antro di Chirone, sezione di pedagogia, propone un’intervista doppia, presentando quelle che pare siano le domande più in voga, al fine di in-formare e promuovere la conoscenza di aspetti giuridici, normativi e deontologici che riguardano da vicino la professione dell’Educatore socio-pedagogico e di Pedagogista. La dottoressa Roberta Marseglia, Educatrice Socio-Pedagogica, futura Pedagogista, insieme alla Dottoressa Federica Mozzali, Educatrice, Pedagogista e studentessa di Psicologia Clinica, risponderanno per Noi.

Dottoressa Mozzali, a fronte dell’approvazione della Legge Iori, può spiegarci cosa comporta esattamente in breve?

La legge Iori, finalmente e come buon incipit, comporta il riconoscimento giuridico della figura di Educatore professionale socio-pedagogico e del Pedagogista. Con questa norma, la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico è attribuita a seguito del rilascio del diploma di un corso di laurea della classe di laurea L-19 Scienze dell’educazione e della formazione, mentre quella di Pedagogista a seguito del rilascio di un diploma di laurea nelle classi di laurea magistrale LM-50 Programmazione e gestione dei servizi educativi, LM-57 Scienze dell’educazione degli adulti e della formazione continua, LM-85 Scienze pedagogiche o LM-93 Teorie e metodologie dell’e-learning e della media education, abilitanti all’esercizio della professione (non è previsto albo). Nel concreto, da questo momento, potrà essere assunto come Educatore solo chi è in possesso di uno dei seguenti titoli citati; tuttavia chi lavora come tale da almeno 3 anni, avrà la possibilità di ottenere una qualifica integrando 60 crediti formativi e quindi, proseguire nel proprio lavoro. Personalmente, mi auguro che questo primo tassello normativo serva da trampolino per una serie di migliorie a sostegno della professione di cui la categoria necessita. Link al testo

Viceversa, potrebbe spiegare in quale e quanta parte la Legge Lorenzin interessa il campo educativo?

La legge Lorenzin sugli Ordini professionali sanitari, interessa la categoria Educatori e Pedagogisti per quel che concerne il suo articolo 5, che istituisce l’area delle professioni sociosanitarie ed individua il percorso procedurale necessario per l’individuazione di nuovi profili professionali.  Nell’area professionale vengono poi ricompresi i preesistenti profili professionali di operatore sociosanitario e le professioni di assistente sociale, di sociologo e di educatore professionale. Inoltre, da far presente che nell’articolo 9 si specifica che, di fatto, anche lo Psicologo entra a pieno titolo nel settore snt e nell’art. 12 si disciplina il reato di esercizio abusivo di una professione e sue circostanze aggravanti di una professione o di un’arte sanitaria. A fronte di ciò, viene spontaneo chiedersi cosa ne sarà di chi è impiegato in questo settore. Quello che ci permetterà di comprendere se e come nello specifico potremo operare come educatori socio-pedagogici all’interno dei contesti sanitari saranno probabilmente i decreti attuativi della Legge Iori stessa. Non resta che attendere.

Dott.sa Mozzali, con il riconoscimento giuridico, come potrebbe cambiare l’immagine della categoria?

Mi preme specificare, che il riconoscimento giuridico della categoria non implica necessariamente il riconoscimento professionale delle figure di educatore e pedagogista, così come il loro valore. Trovo utile spendere due parole di riflessione relativamente al fatto che mi auguro e spero che La legge Iori si configuri presto come uno stimolo perchè anche le facoltà che ci appartengono trovino modo di modificare i piani di studio e, soprattutto, improntare una selezione in accesso. L’immagine della categoria necessita senz’altro di una riconfigurazione, affinché sia possibile essere professionisti anche nell’esercizio, oltre che sulla carta. Spero vivamente che il volto della nostra professione suggerisca sempre più consapevolezza, competenza e serietà, essendo padrone di una propria deontologia.

Dott.sa Mozzali, Educatori e Pedagogisti valutano e progettano: come si configurano queste due azioni esattamente?

La progettazione e la valutazione in ambito educativo si presentano con una successione di step, un processo. Innanzitutto, sono azioni prioritarie: lo scopo è di delineare il livello di partenza in base al quale rilevare eventuali difficoltà ma anche e soprattutto potenzialità e bisogni e solo poi progettare un piano educativo individualizzato, da rivedere continuamente in itinere. Fare un assessment non può prescindere dal tener presente il soggetto nel suo contesto e dunque uno sguardo rivolto alla complessità; ma ciò che più ancora ritengo fondamentale è, una volta steso il progetto educativo, di compiere un’ulteriore valutazione finale che personalmente chiamerei “di impatto pedagogico”: sapersi proporre di lungimirare sulle conseguenze – insieme alla dinamicità che può assumere il percorso – di quello che è il nostro agire educativo. Per fare ciò esistono competenze e strumenti propri della professione, anche concreti, reperibili ad esempio sul sito Giunti OS, purchè in possesso dei seguenti livelli di accesso A1, A2, B1 guadagnati rispettivamente a seguito delle qualifiche di educatore, pedagogista e pedagogista clinico.

Dott.ssa Mozzali, pare ci sia confusione relativa alle equipollenze ed alle equiparazioni, saprebbe delucidarci?

Per quanto riguarda le equiparazioni ed equipollenze, nel primo caso ribadisco che la classe di laurea 18 è equiparata alla classe di laurea L19 in scienze dell’educazione e della formazione, mentre per le equipollenze delle lauree magistrali e specialistiche, il vecchio ordinamento (V.O.) prevede che:

  • 56/S Programmazione e gestione dei servizi educativi e formativi divenga pari a LM-50 Programmazione e gestione dei servizi educativi;
  • 65/S Scienze dell’educazione degli adulti e della formazione continua divenga pari a LM-57 Scienze dell’educazione degli adulti e della formazione continua
  • 87/S Scienze pedagogiche divenga pari a LM-85 Scienze pedagogiche e LM-93 Teorie e metodologie dell’e-learning e della media education

Un laureato quadriennale vecchio ordinamento, perciò, si può dire abbia conseguito una 3+2 magistrale, che equivale a possedere una L19 più una LM tra 50/57/85/87.

Proseguendo, Dott.ssa Marseglia, a proposito di rapporto lavorativo, le professioni di educatore e di pedagogista come sono inquadrate all’interno del CCNL?

L’educatore socio-pedagogico, secondo le attuali offerte di mercato, trova maggiormente impiego presso cooperative sociali ma non solo. Il Pedagogista, oltre alle Cooperative Sociali, può intraprendere la carriera di libero professionista. Secondo gli attuali regolamenti del CCNL delle Cooperative sociali l’educatore socio-pedagogico in possesso di Laurea in Scienze dell’Educazione o Equipollenti è inquadrato a livello D2 svolgendo mansioni di educativa semplice. Il Coordinatore Pedagogico, Pedagogista o Educatore con funzioni di coordinamento o maggiori responsabilità e mansioni è inquadrato a livello D3. Oltre alle Cooperative sociali le professioni educative possono trovare impiego altrove e essere inquadrati con un contratto UNEBA.  Con questa tipologia contrattuale l’Educatore socio-pedagogico si colloca a livello 3 mentre il Pedagogista a livello 2. Link contratti

Dott.sa Marseglia, prima ha menzionato la libera professione come opportunità lavorativa ma, concretamente, il Pedagogista libero professionista di cosa si occupa?

Innanzitutto tengo a precisare che la figura professionale del Pedagogista in libera professione è regolamentato dalle  l. 14 gennaio 2013, n. 4.  che gli permette, mediante p.iva, di svolgere la propria professione liberamente, offrendo servizi educativo-pedagogici. Il Pedagogista in libera professione si potrebbe occupare di:

  • Interventi di potenziamento cognitivo/didattico in determinati disturbi dell’apprendimento
  • Consulenza Pedagogica familiare e genitoriale
  • Tutor dell’Apprendimento e metodo di studio
  • Progettazione didattica-metodologica-educativa life long learning attraverso il PEI nelle seguenti dimensioni del soggetto: cognitiva, emotiva/affettiva, sociale, motoria/sensoriale
  • Supervisione pedagogica
  • formazione continua per adulti e orientamento scolastico
  • formazione e progettazione socio-aziendale per il terzo settore o enti

oltre a tanto altro….

Un’altra questione di cui si fa spesso menzione: ma le professioni educative possono accedere all’insegnamento Dott.sa Marseglia?

Gli Educatori socio-pedagogici non possono assolutamente insegnare. Invece, i laureati in Scienze Pedagogiche e equipollenti possono accedere (esclusivamente per le scuole superiori) alla Classe A-18 Filosofia e Scienze Umane con almeno 96 crediti nei settori scientifico disciplinari M-FIL, M STO; M-PED, M-PSI, e SPS di cui:

  • 24 tra: M-FIL/01, M-FIL/02, M-FIL/03 o 04 M-FIL/06 o 07 o 08, M-STO/05
  • 24 tra: M-PED/01, M-PED/02, MPED/04 24 tra: M-PSI/01, M-PSI/02, M-PSI/04, M-PSI/05 o 06 24 tra: SPS /07, SPS/08, SPS/09, SPS/11, SPS12;  

La classe di concorso A-19 Filosofia e storia con almeno 60 CFU in settori scientifico disciplinari specifici, di cui 12 M-STO/01; 12 M-STO/02 o 04; 12 L-ANT/02 o 03:

  • 24 tra M- FIL /01, M – FIL /02 o 03 o 04 o 05, M – FIL/06.

Dal 2018 per poter accedere all’insegnamento si dovrà partecipare al concorso pubblico FIT ( tirocinio formativo insegnamento) che costituisce abilitazione sostituendo la vecchia (TFA).

Dott.ssa Marseglia, secondo lei, cosa spinge una persona a scegliere di lavorare in campo educativo?

Ricollegandomi a ciò che prima riferiva la D.ssa Mozzali, ciò che secondo me motiva la scelta verso queste professioni potrebbe far capo a una dose di attitudine. Alla base di questa vi è un interesse nei confronti del sociale e la forte credenza che l’azione pedagogica possa favorire il cambiamento laddove v’è necessità. Per fare ciò, trovo imprescindibile serietà, competenza e l’idea di una deontologia professionale lucida. Troppo spesso le professioni educative vengono scambiate per “missioni”, “scelte di cuore”, dovutamente alle vicissitudini storiche che tuttora lasciano traccia stereotipata. Tuttavia, il rinnovato volto dell’agire educativo è senz’altro sostenuto da un’ epistemologia scientifica riscontrabile e orientato a nuove strategie come quella del Life Long Learning ed è compito dei suoi professionisti, oggi più che mai, promuoverne un’immagine degna del proprio valore.

In conclusione, ringraziando la Dott.ssa Mozzali e Dott.ssa Marseglia, l’Antro di Chirone – nella sezione di Pedagogia – rammenta di essere disponibile per  raccogliere e rispondere a domande relative alle tematiche discusse in questa intervista, che speriamo serva a chiarire eventuali dubbi.

Un augurio per il nuovo anno a venire e che il 2018 porti soddisfazioni.

 

Roberta Marseglia

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Federica Mozzali

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