La pedagogia della lumaca: è possibile valorizzare l’unicità a scuola?

Zavalloni registra quelli che sono i diritti naturali dei bambini nel “Manifesto dei diritti di bimbi e bimbe”, scritto nel 1994.

La “pedagogia della lumaca” è stata pensata da Gianfranco Zavalloni, insegnante e dirigente scolastico, e rappresenta un nuovo modo di vedere e vivere la scuola; essa si concretizza con strategie didattiche volte al rallentamento, alla riflessione, all’ascolto, all’attesa.

La scuola italiana tende ad avere tempi molto rapidi a causa di strette tempistiche burocratiche che spesso mettono in secondo piano le pratiche educative. Questo porta gli insegnanti a concludere i programmi didattici quanto prima, ad annotare i voti sul registro entro la fine del quadrimestre, favorendo così uno studio rapido e mnemonico.

Nel corso dei numerosi anni trascorsi all’interno del mondo scolastico, Zavalloni ebbe a cuore l’educazione dei suoi allievi: «Tornare bambini vuol dire per me essere attenti al mondo dell’infanzia e della fanciullezza come tali… e non come preparazione alla «vera vita»” [Zavalloni, 2013, pag. 36]. La sua esperienza lo portò ad avvertire la necessità di modificare le pratiche educative divenute ormai tradizione, con l’obiettivo di ammettere strategie didattiche di rallentamento.

Quali sono le strategie didattiche di rallentamento pensate da Zavalloni?

Le strategie didattiche volte al rallentamento evidenziano l’unicità di ciascun bambino. Per fare questo è necessario ascoltare l’alunno e mettersi in contatto con lui attraverso un ascolto empatico.

I primi anni di scuola sono molto importanti per i bambini. Essi sono formativi dal punto di vista personale e relazionale; è necessario, pertanto, dedicare tempo al dialogo con gli alunni affinché possa stabilirsi una relazione basata su un’autentica conoscenza. L’autore, inoltre, ha evidenziato anche l’importanza di un apprendimento di tipo pratico, basato sull’esperienza, invitando la classe scolastica a uscire all’aperto, a camminare, a conoscere toccando con mano. Toccare con mano significa anche imparare a realizzare ricerche, a raccogliere informazioni e a interrogare le persone, in modo particolare coloro che hanno vissuto momenti di vita vera. Non solo, i dati raccolti devono essere esposti alla classe durante i momenti collettivi, così da avere un confronto con il prossimo.

Le gite scolastiche rappresentano un momento di condivisione e di apprendimento che si realizza al di fuori dell’aula scolastica. Durante le escursioni si rafforzano le amicizie, poiché i bambini hanno modo di dialogare tra di loro e conoscersi meglio. Inoltre, spesso e volentieri è proprio durante gli spostamenti che si crea la possibilità di imparare ad apprezzare un insegnante con il quale non si è creato dal principio un buon rapporto. Lo scopo è quello di conoscere nuovi luoghi, imparando a rapportarsi con usi e costumi diversi dai propri.

La scuola pensata da Gianfranco Zavalloni è una scuola molto più concreta; un’interessante riflessione è stata fatta sul senso del tatto e sull’importanza dell’apprendimento realizzato attraverso le mani:

  • La mano comunica: abbraccia, accarezza, sfiora, saluta, protegge, porge… Sono gesti e azioni quotidiane che esprimono comunicazione, affetto, sentimenti d’amore. Penso a due innamorati, a genitori e figli, ai nonni, alle amicizie profonde.
  • La mano crea: plasma, dipinge, scolpisce, mima, scrive, svela,volteggia… Sono i gesti e le azioni quotidiane delle espressioni artistiche. Penso allo scultore, al mimo, al burattinaio, al pittore, al prestigiatore, allo scrittore, al ballerino.
  • La mano scopre: muove, enumera, sposta, mischia, classifica, raggruppa, afferra, appunta… Sono i gesti e le azioni quotidiane di alpinisti, scienziati, ricercatori, archeologi, biologi.
  • La mano lavora: avvita, sega, imbullona, punta, assembla, progetta, zappa, falcia, guida, incide, estrae… Sono i gesti e le azioni quotidiane di chi nel lavoro usa soprattutto le mani: gli artigiani delle piccole botteghe, gli operai delle grandi officine, gli agricoltori delle campagne, ma anche i muratori, i macchinisti, i chirurghi,i dentisti.
  • La mano gioca: lancia, stringe, prende, ruota, manipola, preme, colpisce, taglia… Sono i gesti e le azioni quotidiane di coloro che giocano, nuotano, costruiscono giocattoli, si avventurano nel bosco; bambini, ragazzi e adulti.” (Zavalloni, 2013, pag. 66)

Nella scuola capace di rallentare e ascoltare i tempi di ciascun alunno, la presenza di un orto diviene fondamentale. Prendersi cura di un piccolo giardino fatto a misura di bambino ha molteplici significati; innanzitutto si ha una vera e propria vicinanza con la terra e con ciò che fa parte della natura: cosa c’è di più concreto dell’atto di seminare e raccogliere i frutti? Così facendo i bambini imparano a sviluppare la propria capacità di attesa, osservando piante e fiori crescere e sbocciare lentamente, naturalmente.

L’importanza della lentezza nel mondo scolastico ma anche nella vita reale non è stata presa in considerazione unicamente da Zavalloni.

Tanti hanno sottolineato la rilevanza dell’attesa. «Oggi ci sentiamo però più sotto pressione che mai. Perchè? Che cosa ci rende tanto diversi dai nostri antenati? Se vogliamo rallentare, dobbiamo prima capire perché abbiamo accelerato in origine, perchè il mondo sia diventato così delirante, così rigidamente pianificato. E per farlo dobbiamo cominciare dall’inizio, esaminando la nostra relazione con il tempo», riflette Carl Honoré. (Honoré, 2004, pag. 28]

Harry Lewis, preside di una delle facoltà di Harvard, nel 2001 scrisse una lettera a ogni matricola dell’ateneo: nello scritto, egli consigliava di assumere un atteggiamento nuovo rispetto allo studio, invitando caldamente a dedicare maggior tempo al riposo. [Honoré, 2004].

In un mondo in cui i bambini frequentanti la scuola primaria sono già capaci di organizzare la propria vita sociale con i cellulari, la tecnologia ha accorciato l’infanzia.

Va detto che i bambini non conoscono la celerità del mondo di oggi, bensì sono i loro stessi genitori a inculcargliela. Tutta questa velocità porta a una forte competizione, la quale porta con sé aspetti negativi e deleteri in ambito scolastico. «In campo scolastico, una tensione eccessiva è non di rado più dannosa che benefica» [Honoré, 2004, pag. 256].

Possiamo sostenere che la pedagogia della lumaca si propone di dedicare il giusto tempo al bambino, tutto il tempo che gli è necessario per crescere.

Ad oggi sempre più genitori si stanno rivolgendo agli insegnanti invitandoli a dedicare un maggior spazio all’apprendimento: che sia arrivato il momento di attuare sempre più concretamente una buona pedagogia della lumaca?

                                                                                                                                                                                                                                                                     

Melissa Gaudenzi

Info

 

 

Bibliografia:

Bourgeois, P. e Wyatt, V. (1993), Sporcarsi è bello, Editoriale Scienza, Trieste

Honoré, C. (2004), … E vinse la tartaruga, Sonzogno Editore, Milano

Zavalloni, G. (2013), La pedagogia della lumaca, Emi, Bologna

Sitografia:

Sito dedicato a Gianfranco Zavalloni:

http://www.scuolacreativa.it/home.html

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