Presidi vittime, genitori bulli: dove stiamo andando?

“Foggia: figlio rimproverato a scuola. Il padre picchia il vicepreside”.
“Avola: rimprovera l’alunno, genitori rompono costola all’insegnante”.
“Vico: Choc in Campania, studente accoltella la prof in classe per un’interrogazione”.


Sono solo alcuni esempi che mostrano e palesano la difficile situazione in cui si trova inserito il sistema scolastico. È sufficiente scrivere sul motore di ricerca di Google “insegnante (o studente) picchiato” per trovare innumerevoli casi come quelli sopra riportati. Viene allora da chiedersi cosa stia succedendo. Dove stiamo andando? Di chi è la responsabilità, se un responsabile c’è? Qual è il rapporto tra genitori, alunni stessi e scuola?

Può essere allora utile mettere a fuoco quale sia l’obiettivo dell’istituzione scolastica. Le Indicazioni Nazionali riguardanti l’istruzione sancite dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca) forniscono una chiara chiave di lettura della situazione. Infatti in esse si legge:

«Nella consapevolezza della relazione che unisce cultura, scuola e persona, la finalità generale della scuola è lo sviluppo armonico e integrale della persona, all’interno dei principi della Costituzione italiana e della tradizione culturale europea, nella promozione della conoscenza e nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità individuali» [MIUR, 2012].

Ecco, dunque, definito l’obiettivo scolastico: «lo sviluppo armonico e integrale della persona». Non si tratta, allora, come si potrebbe prontamente rispondere, di trasmettere solo nozioni e informazioni delle diverse discipline insegnate ma l’attenzione dovrebbe essere riposta – anche – alla formazione armonica e integrale di ogni singolo studente. Ecco quindi superato quello che Riccardo Massa, nel suo libro “Cambiare la scuola”, chiamava il falso dilemma degli insegnanti: il loro compito dovrebbe tener conto e intervenire al contempo sia nel processo istruttivo sia in quello educativo.

Dai fatti di cronaca risulta chiara la difficoltà di questa finalità, soprattutto se contestualizzata nella complessità della realtà scolastica attuale. Si possono, a quest’avviso, citare ad esempio le cosiddette “classi pollaio”, che mostrano la difficoltà di porre attenzione a ogni singola individualità. Vediamo, ulteriormente, la difficoltà di gestione di nuove situazioni specifiche come la redazione di PDP per casi BES, DSA e così via. Assistiamo, inoltre, alla necessità di acquisizione di competenze pedagogiche all’interno dell’istituzione scolastica. Da qui, l’ipotesi di inserire la figura del pedagogista interno scolastico e allo stesso tempo, agli insegnanti, – ai sensi del Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 59 – è stata richiesta l’acquisizione di 24 CFU nei settori formativi antropo-psico-pedagogici e nelle metodologie e tecniche didattiche.

Queste sono solo alcune delle difficoltà del sistema scolastico per avvicinarsi allo «sviluppo armonico e integrale» di ogni studente. Ma se questo obiettivo viene ritenuto essenziale per ogni singolo individuo così come per la società stessa, risulta allora importante trovare un modo per intervenire.

Se l’obiettivo è la formazione integrale, proprio perché integrale, la scuola come istituzione non può riuscire da sola in questo, a maggior ragione in una realtà complessa come quella attuale. Infatti, come dice Ombretta Zanon, «Mai come oggi l’educazione non sopporta la solitudine e reclama una responsabilità distribuita, perché nessun soggetto sociale, nemmeno la scuola con un’offerta formativa di eccellenza, può esaurire la multidimensionalità del progetto di sviluppo e di vita di un bambino» [Zanon, 2012, p.212]. Ecco allora che la formazione dovrebbe diventare una questione sociale, e dunque dell’intera società, con la partecipazione e la costruzione di una rete di interventi di ogni attore sociale (siano essi servizi locali educativi o professionisti in ambito formativo e socio-psicologico). È essenziale, però, trovare il modo di dialogare e lavorare sinergicamente, ricordando e mettendo in primo piano l’obiettivo comune dello sviluppo e della formazione armonica e integrale della persona. Passa dunque in secondo piano, chi sia a svolgere e detenere questo compito, soprattutto se la necessità di definire chi abbia questa responsabilità è mossa solo da un bisogno di primeggiare e difendere la propria identità professionale, sia essa di un ente o istituzione o di un singolo professionista. Come, poi, Andrea Marchesi espone, «è cruciale una posizione di soglia, tra elementi costitutivi del lavoro sociale come la cura, la mediazione, la facilitazione e funzioni che rinviano ad altri campi professionali più affini al lavoro di management culturale, come l’ideazione e l’allestimento di eventi, la gestione di spazi, il presidio dei processi comunicativi» [Marchesi, 2017, p. 76.].

Questa capacità di lavorare con un progetto comune risulta essenziale ed è in questo senso che dovrebbe definirsi anche il ruolo e lo spazio dei genitori e dei loro figli. Infatti, sempre il MIUR mette in luce la «necessità di un’attenta collaborazione tra la scuola e gli attori extrascolastici con funzioni a vario titolo educative: la famiglia in primo luogo» [MIUR, 2012]. Non bisogna dimenticare che i genitori sono i primi soggetti dell’educazione familiare e posseggono senz’altro una visione rispetto alla formazione dei propri figli, oltre alle idee di quest’ultimi. Così come per gli attori sociali specializzati alla formazione, non è da delegare ai soli genitori l’intero processo formativo, ma è auspicabile la possibilità di un dialogo aperto. L’invito è allora quello di non perdere di vista l’obiettivo formativo comune, confrontandosi – anche – con i genitori e gli alunni, superando il piano delle sole accuse, parlandosi, provando a trovare un incontro per permettere e promuovere una formazione integrale e armonica di ogni giovane, fulcro e motore della nostra società.


Silvia Serena Brambilla

Info

 

 

Bibliografia

Massa Riccardo, Cambiare la scuola. Educare o istruire?, Laterza, Bari 1997, pp.27-34

Zanon Ombretta, Il progetto educativo tra famiglie, scuole e servizi, in Minori-Giustizia, n°3-2012, 67. p.212.

Marchesi Andrea, L’addetto al generatore di energia sociale, in Animazione Sociale, n°314-2017, p. 76.

Sitografia

Ansa Sicilia: rimprovera alunno, genitori rompono costola all’insegnante

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2018/01/10/prof-rimprovera-alunno-picchiato_3fa24ccd-2180-4158-b4cc-7c7f9b9ef33c.html

Corriere del mezzogiorno:  Foggia, genitore violento si pente e annuncia le scuse pubbliche

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/foggia/cronaca/18_febbraio_12/foggia-rimproverato-scuola-padre-picchia-vicepreside-d7d799a8-0fdd-11e8-b96d-dd9af60c3421.shtml

Il giornale.it Choc in Campania, studente accoltella la prof in classe per un’interrogazione http://www.ilgiornale.it/news/cronache/choc-campania-studente-accoltella-prof-uninterrogazione-1489484.html

Indicazioni nazionali MIUR, 2012

http://www.indicazioninazionali.it/documenti_Indicazioni_nazionali/indicazioni_nazionali_infanzia_primo_ciclo.pdf

Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, per l’acquisizione di 24 CFU nei settori formativi antropo-psico-pedagogici e nelle metodologie e tecniche didattiche

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/05/16/17G00067/sg. “Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria per renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera b), della legge 13 luglio 2015, n. 107.”

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