Educare oggi: i ceffoni sono così sbagliati dopo tutto?


E’ sbagliato “sculacciare”?

Molti genitori diranno che un buon ceffone insegnerà ai ragazzi cosa è giusto e cosa no, e che questo gesto ha un ben assodato ruolo nell’insegnamento della buona educazione.
Chiaramente colpire qualcuno mentre si è arrabbiati o quando si perde il controllo in una discussione è un brutto modo di comportarsi. Farlo con i bambini poi, è di cattivo esempio – può solo insegnare loro che la violenza è un modo per ottenere quello che vogliono, proprio quando la situazione si fa scomoda.
Eppure cosa diremmo dello schiaffo come ultima sanzione e mezzo per stabilire dei confini di una chiara disciplina? E quelli che lo usano sono davvero cattivi genitori? Se lo fossero, sarebbero in compagnia del 90% dei genitori della generazione che ci appartiene, che pensa che sculacciare sia propriamente adeguato in alcune circostanze; la percentuale di genitori che ancora oggi sculaccia i propri figli è vicina al 50% della popolazione [1].

Il dibattito che questi quesiti aprono è così chiacchierato e di lunga data che, stabilire se sculacciare sia qualcosa di moralmente “giusto o sbagliato” sembra ormai un dilemma irrisolvibile; quello che però possiamo provare ad indagare di più promettente è se la punizione fisica sui bambini abbia davvero un effetto.

In uno studio correlato di Durrant ed Ensom [2], una sommaria ricerca condotta negli ultimi 20 anni, si suggerisce che la punizione fisica dei bambini è associata a crescenti livelli di aggressività infantile e che non aiuta affatto la compliance più di altri metodi; la punizione fisica durante l’infanzia è infatti associata a problemi comportamentali in età adulta.
I sostenitori delle sculacciate potrebbero avere da ridire, poichè in realtà un buon ceffone è un gran beneficio se praticato senza eccesso.
Ciò potrebbe anche essere possibile, ma per esperienza, le persone che generalmente sposano questa linea di pensiero stanno soltanto cercando un modo per giustificare le loro azioni, a fronte dell’inaccettabile possibilità di essere nel torto.

Ebbene, davanti all’evidenza dei dati che provano che la violenza non porta a nulla di buono, le sculacciate dovrebbero essere bandite per legge e i genitori trascinati in tribunale? C’è già stato un vivo dibattito a riguardo, ma ricordiamoci che la maggior parte degli adulti, anche quelli che sculacciano i propri figli, stanno solo cercando di essere dei buoni genitori. Perciò se l’obiettivo è sostenere le competenze genitoriali, chiamare la polizia sembrerebbe l’approccio meno funzionale.
I genitori infatti, hanno bisogno di essere supportati nel modo di educare i propri figli. Scoraggiare queste pratiche punitive non è per nulla sufficiente: senza alternative, i genitori abituati ad utilizzare questo metodo potrebbero semplicemente sostituirvi urla o altre forme di coercizione.

E come si fa a insegnare a un’intera generazione di genitori delle migliori strategie educative?

I programmi di sostegno alla genitorialità [3] stanno già dando i loro effetti, distribuendo strategie psico-educative al fine di migliorare il comportamento dei figli. Resta che bisognerebbe dedicare più spazio e più tempo a questo tipo di interventi – a cura dei giusti professionisti – che dovrebbero poterli proporre su larga scala e nei giusti archi temporali; come ad esempio nei periodi pre-scolastici o addirittura pre-natali, quando i genitori stanno sperimentando un grande cambiamento e spaesati risultano più ricettivi.

Perchè educare nel modo corretto è così complesso?

In realtà, solo vent’anni fa, la punizione corporale dei bambini era una pratica accettata in tutto il mondo e persino considerata appropriata come metodo per guidare il comportamento infantile; la si teneva ben distinta dall’ abuso fisico. In seguito, questa prospettiva ha iniziato a modificarsi con l’insorgere di studi e ricerche che hanno iniziato a correlare significativamente percosse e aggressività infantile, fino ad arrivare alla psicopatologia in età adulta. Si sappia che alcuni di questi studi, in particolare svolti negli Stati Uniti, includono un grande campione rappresentativo.

Da qui in poi, non solo la punizione corporale sembrerebbe essere correlata a livelli più alti di aggressività, ma già prima, in alcuni esperimenti, il dolore stesso della punizione sembrerebbe suscitarla di riflesso, insieme con il palesarsi di forti emozione come vergogna, colpa, umiliazione e rabbia.
All’alba del 2000, tutte queste ricerche si sono espanse mostrando associazioni sempre più significative tra la punizione fisica, la salute mentale, la relazione genitori-figli e l’incremento di violenza nell’ adultità. Uno di questi primi studi ha proprio correlato schiaffi e sculacciate nell’infanzia con disordini psichiatrici in età adulta su un grande campione di popolazione del Canada [4]-[5]; studio questo che è stato poi supportato da ulteriori dati.

In sostanza, possiamo stabilire che i “ceffoni” come mezzo educativo, sono associati a depressione, umore deflesso, ansia, uso di droghe, alcol e in generale disagi psicologici; tutto ciò mediato da una relazione di attaccamento insicuro con i genitori, dovuto proprio al senso del dolore inflitto dal caregiver.[6]
I ricercatori hanno anche verificato che questo tipo di punizione è correlata anche ad un più lento sviluppo delle abilità cognitive, che può produrre ricadute sulla carriera scolastica: anche i risultati provenienti dalle nuove tecniche di neuroimaging suggeriscono addirittura una riduzione del volume della materia grigia per quello che concerne le aree associate alla misurazione della performance del quoziente intellettivo.[36]

Per riassumere: numerosi studi hanno verificato che la punizione fisica incrementa il rischio di uno sviluppo connotato da fattori negativi nessuno studio sostiene invece che i ceffoni migliorino la salute la maggior parte dei casi di abuso infantile occorre in contesti dove viene praticata la punizione un consenso professionale a più voci fa emergere chiaramente che i genitori dovrebbero essere supportati nell’impiego di strategie educative e psicoeducative non violente, approcci disciplinari effettivi.

A fronte di tutto ciò, la Coalition on Physical Punishment of Children and Youth ha dichiarato che: la punizione fisica nei bambini gioca un ruolo in nessun modo favorevole al loro sviluppo, ponendo Infatti solo rischi. I genitori dovrebbero essere fortemente incoraggiati a sviluppare approcci disciplinari alternativi e positivi. [7]
In accordo con le esperienze professionali, preme sottolineare che la disciplina efficace affonda le sue radici nelle corrette aspettative che riponiamo nei confronti dei nostri bambini, assertivamente comunicate in un ambiente sicuro, in quella che deve poter essere una relazione di piena fiducia e rispetto dell’altro.

 

Federica Mozzali

Info

 

 

 

Bibliografia

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Milani, P. (2011a). Introduzione all’edizione italiana. In S. Lavigueur, S. Coutu, D. Dubeau, Sostenere la Genitorialità. Strumenti per rinforzare le competenze educative. Trento: Erickson

Sitografia

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2 Replies to “Educare oggi: i ceffoni sono così sbagliati dopo tutto?”

  1. Mia madre in effetti poco più di venti anni fa riteneva la punizione corporale appropriata, me l’ha inflitta tre volte in modi diversi e ancora oggi ne porto i segni psichici. Oggi per fortuna i tempi sono cambiati, come spiega questo ottimo articolo, però capita anche a me di sentire minacce colorite da alcune mamme o proprio di vedere un ceffone in pubblico. Si dovrebbe avere tantissima pazienza con i bambini. Educarli al giusto comportamento in modo da non dover ricorrere a queste punizioni. Rimane certo il fatto che quello del genitore è il mestiere più difficile del mondo

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