Ecco perché Temptation Island è un programma formativo!

È difficile non aver almeno sentito parlare del programma Temptation Island, sia al bar, tra amici o tra colleghi. Ma perché così tanto successo? Cosa trasmette in ciascuno spettatore?

L’interesse sempre maggiore per la spettacolarizzazione della vita (Palmieri, 2012) ha portato in questi anni alla diffusione di reality quali il Grande Fratello o Uomini e Donne. Lo stesso Temptation Island ha collezionato negli anni un numero sempre maggiore di spettatori; l’ultima edizione del 2018 è stata vista da circa quattro milioni di persone, con uno sharing televisivo del 22,63%.

Per chi non fosse a conoscenza, Temptation Island è un programma televisivo arrivato alla sesta edizione (svoltasi tra luglio e agosto 2018). La trasmissione racconta le storie, gli avvenimenti e gli sviluppi di sei coppie che per tre settimane vivranno separati dal proprio partner, all’interno di due villaggi distinti. Nella location dei fidanzati vivranno anche tredici ragazze single, in cerca dell’amore; viceversa nel villaggio delle fidanzate. Ogni settimana i due gruppi parteciperanno ai falò, momenti in cui verranno mostrati dei video dei rispettivi partner che aiuteranno nella scelta finale: continuare la storia o lasciarsi per sempre?

Da questo quadro generale, emergono allora alcune domande: perché quasi una persona su quattro decide di guardare questo programma? Per intrattenimento, per interesse, per qualcosa che trasmette? E ancora, le coppie possono capire realmente cosa vogliono dalla propria relazione all’interno di un programma televisivo?

Cosa può scoprire una coppia all’interno di Temptation Island?

Il sottotitolo del programma è “il viaggio nei sentimenti”, come sottolinea puntualmente il conduttore Filippo Bisciglia. E così anche ogni concorrente, chiamato un mese dopo la fine della trasmissione a raccontare la propria esperienza, non manca di ribadire come la partecipazione sia stata essenziale, autentica e chiarificatrice.

La convinzione con cui professano le parole non lascia spazio ai dubbi, ma è realmente possibile vivere un’esperienza autentica sotto gli occhi costanti di una telecamera? Sappiamo quanto la presenza di dispositivi di videoregistrazione, così come di un osservatore, modifichi necessariamente il contesto (Goldman, Barron, 2009), in quanto ciascuna persona sa di essere vista. In questo senso, le azioni di ciascuno potranno essere influenzate dal giudizio degli altri, degli spettatori e dalla consapevolezza che il/la proprio/a partner vedrà ogni comportamento e atteggiamento.

I concorrenti non hanno però dubbi rispetto all’importanza della propria partecipazione perché, vivendo tre settimane 24/24h, possono emergere comunque nuove conoscenze e scoperte rispetto al/alla proprio/a partner e alla coppia. In un contesto nuovo e sconosciuto può succedere che «atteggiamenti usuali, rituali collaudati e assodati, divengono oggetti di un’attenzione nuova, interrogante, inquieta» (Formenti, 2013, p.148). E allora, per la coppia, emerge la possibilità di guardarsi sotto una nuova luce, cogliendo nuovi aspetti personali e relazionali che, nella vita quotidiana, si sarebbero manifestati con più difficoltà.

Ma serve un programma televisivo per scoprirsi e per osservare il/la proprio/a partner da solo/a? Un programma che, così come per altri reality show, si sente spesso dire segua un preciso copione e ogni azione non è che dettata da una regia? Ma tutto questo non rischia di scontrarsi con il costruire e il rinnovare giorno dopo giorno la fiducia reciproca?

E, da spettatore, cosa si vede? Da dove viene questo successo?

Temptation Island, favorito senz’altro dal fatto che venga trasmesso in orario serale, costituisce un ottimo passatempo, non impegnativo.

Tentando però di superare il solo piano dell’intrattenimento, possiamo allora accorgerci di quanto Temptation Island possa essere interessante e formativo. Infatti, ogni volta che guardiamo un programma, un film, un video, lo osserviamo tramite i nostri paradigmi, i nostri punti di vista e le nostre idee (Mancino, 2009).

In questo senso, se non ci limitiamo a considerare Temptation Island come un passatempo di un paio d’ore davanti alla televisione, ci rendiamo conto di quanto le storie del “viaggio nei sentimenti” possano interrogare i nostri rapporti, le dinamiche relazionali che viviamo, e concetti quali l’amore, la fiducia, la quotidianità ecc… E allora sarà possibile scoprire, inaspettatamente, il nostro punto di vista, il nostro sguardo e i nostri modi di relazionarci.

Allo stesso tempo, anche il confronto con altri spettatori potrà far nascere nuove consapevolezze e punti di vista. Il video, infatti, permette di osservare le stesse immagini e dunque di ragionare su un dato comune; in questo modo si evita il rischio di rimanere fermi su proprie idee date per assodate e difficilmente modificabili (Bove, 2009). E così ci si apre al confronto, partendo da un oggetto comune, e ciò può essere una ricchezza di formazione propria, aprendo nuove visioni su diversi aspetti.

Un programma come formazione?

Temptation Island, dunque, non solo può essere un intrattenimento ma anche un modo per scoprire qualcosa di nuovo, di se stessi e dei propri pensieri, e, da concorrente, svelare aspetti che non sarebbero emersi con facilità altrimenti nella propria relazione. Allora, superando l’idea che il programma non sia che da inserire in quella fetta di “tv spazzatura”, l’invito è quello di allontanare pregiudizi e provare a seguirlo. L’occasione potrebbe essere quella del recente inizio di Temptation Island vip, dalla metà di settembre 2018. Vi lascerete tentare da questa possibilità?

Silvia Serena Brambilla

Info

 

 

Bibliografia:

Bove Chiara, Ricerca educativa e formazione, Franco Angeli Editore, Milano 2009

Formenti Laura, Re-inventare la famiglia, Maggioli Editore, Rimini 2013

Goldman Ricki e Barron Brigid, Videoricerca nei contesti di apprendimento. Teorie e metodi, Cortina Editore, Milano 2009.

Mancino Emanuela, Un cinema parlato. Trame per una pedagogia con gli occhi di un’altra lingua, Mimesis Editore, Sesto San Giovanni 2009.

Palmieri Cristina, Crisi sociale e disagio educativo. Spunti di ricerca pedagogica, FrancoAngeli, Milano 2012.

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