Pedagogia neonatale: ecco come gettare le basi per un’educazione sicura

 

Uno dei più importanti studiosi italiani di neuroscienze, Alberto Oliverio, afferma che fin dalla nascita il bambino ha bisogno di carezze, gesti e parole per sviluppare la sua mente. La primissima esperienza corporea, tonica ed emotiva che si svolge nell’ambito del primo ambiente familiare definisce ciò che che il bambino sarà da grande: le sue emozioni, i sentimenti, la salute, il benessere e perfino le sue capacità di apprendere sono legati alla qualità delle esperienze neonatali. L’assenza di questo rapporto di cura è riscontrabile nell’adolescente e nell’adulto contestualmente identificato in alcuni disturbi psico-motori, del comportamento e della personalità (Vayer, 1992).

Il primo “ambiente” educativo

Durante i primi mesi di vita, si sviluppa la capacità del bambino di apprendere le emozioni, i pensieri e i comportamenti della mamma o della figura di riferimento. Sul piano pedagogico vengono quindi approfonditi tutti gli aspetti necessari per “educare fin dalla nascita” e supportare così i genitori nel processo di acquisizione delle competenze di cura. Lo scopo finale della consulenza pedagogica è quello di far emergere le esigenze primarie del bambino per assicurare uno sviluppo equilibrato in continuità con i bisogni di sicurezza, di contatto e di protezione vissuti nel grembo materno. Se da un lato vi può essere però una predisposizione innata ed istintiva alla cura genitoriale, dall’altra ogni mamma e le figure di riferimento potrebbero formarsi e acquisire quella “sapienza educativa” che permetta loro di intervenire nella crescita in modo appropriato ai diversi stadi di sviluppo. Si tratta essenzialmente di svolgere le seguenti attività educative, spesso spontanee, che gettano le basi per la costruzione di un attaccamento sicuro.

Sono stati evidenziati 5 bisogni educativi con le rispettive attività di cura:

  • I bisogni fisiologici.

Gli impulsi fisiologici con cui il bambino viene al mondo sono innati e devono essere “regolati” ed “equilibrati” mediante le sensazioni di benessere-malessere legate all’alimentazione, alla cura fisica, al sonno e agli esercizi sensoriali e motori. Inizialmente questi bisogni non sono controllati dal bambino e devono venire soddisfatti attraverso il cosiddetto dialogo “tonico”. Con questo termine si intende il modo in cui ci si prende cura fisicamente del bambino. Sul piano educativo, bisogna considerare il contatto nei minimi particolari, puntando alla stimolazione dei 5 sensi. Ad influire sul benessere del neonato concorrono infatti il contatto corporeo, le carezze, gli abbracci, gli sfioramenti, il modo di tenerlo in braccio. Anche il calore e l’odore della mamma sono fondamentali nel rapporto con il bambino appena nato.  Gli strumenti “educativi” privilegiati sono il tatto, il gusto, l’olfatto, l’udito e la vista. I cinque sensi attivano il dialogo tonico che viene percepito e “assorbito” dal bambino attraverso azioni quotidiane come l’allattamento al seno, il tocco, il massaggio  cutaneo, il rituale del bagno, il vestire (J.Le Boulch, 1984).

  • I bisogni affettivi.

A partire dai tre mesi circa, il bambino inizia a sviluppare la sua emotività. Organizza il sistema degli affetti intorno alle emozioni primitive della sofferenza e del piacere legate alla soddisfazione dei bisogni fisiologici. Successivamente si trasformano in sentimenti attraverso un codice di comunicazione che va alimentato continuamente attraverso le manifestazioni affettive come il sorriso, il pianto, il modo di gesticolare, di parlare o di rimanere in silenzio. L’interesse, la motivazione, la perseveranza nel portare a termine obiettivi di studio o di lavoro dipendono dalla regolazione degli scambi affettivi. Questo passaggio è legato alla capacità di definire dei limiti comportamentali. La disciplina alimenta la capacità di osservare le regole. Già dai 12 mesi, il bambino si trova nella condizione di modificare un gesto spontaneo: può comprendere “i segni di approvazione e disapprovazione della madre” e regolarsi di conseguenza. È importante che il bambino impari a sperimentare la frustrazione del “no” già a questa età, sia attraverso la gestualità sia attraverso la parola stessa (J.Le Boulch, 1984). Non è facile per un genitore adottare un comportamento autorevole verso un essere così piccolo. Purtroppo l’incapacità di riconoscere i limiti e di accettare le regole possono causare in seguito difficoltà nella condotta, insicurezza nella gestione delle emozioni negative come l’aggressività,  disagi nella gestione dei rapporti sociali.

(https://www.neuroscienze.net/attaccamento-ed-esiti-psicopatologici-nell-infanzia-e-nell-eta-adulta/)

  • I bisogni di sicurezza e stabilità.

Nella casa, in famiglia, è indicato stabilire un ruolo privo di ambiguità, con funzioni precise e un ambiente stabile dove la vita quotidiana venga scandita da ritmi abbastanza regolari. La madre, per contribuire al completamento dello sviluppo neurobiologico del bambino, deve garantire azioni e situazioni “stabili, ripetute e sicure”. Questo è uno dei “segreti dell’infanzia”. Nella teoria dello sviluppo umano di Maria Montessori divisa in fasi definite periodi sensitivi, queste percezioni influiscono direttamente sull’ordine, un “periodo sensitivo” molto delicato della primissima infanzia poiché corrisponde al suo bisogno di orientamento: il bambino assorbe e imprime nella sua mente ciò che vive all’esterno nelle azioni del caregiver (De Serio B., 2014).

  • I bisogni cognitivi.

Si esprimono attraverso la curiosità, l’esplorazione e la manipolazione esercitate nella scoperta dell’ambiente fisico. Il bambino attraverso il movimento forma la sua mente, costruisce idee, concetti e pensieri in conseguenza dell’azione. Le attività educative non vanno assegnate a caso ma devono essere predisposte nell’ambiente in modo scientifico, appropriate alle tappe di sviluppo neurobiologico. In un recente comunicato stampa, pubblicato sulla rivista «Current Biology», lo studio del team internazionale di ricerca della Professoressa Teresa Farroni del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova ha confermato che i neonati possiedono una “competenza multisensoriale” e sono in grado di percepire e sviluppare attivamente, come un elaboratore, gli stimoli socio-ambientali che li circondano. (www.lescienze.it/lanci/2018/11/20/news/universita_degli_studi_di_padova_cosa_si_aspettano_i_neonati_dagli_oggetti_che_li_circondano_-4197156/).

Sul piano pedagogico, bisogna evitare rigorosamente un sovraccarico di stimolazioni. La nascita dell’intelligenza corre infatti sul filo dell’equilibrio poiché, di contro, un ambiente troppo strutturato o variabile e senza alcuna limitazione causa insicurezza nel bambino formando una motricità iperattiva che sarebbe molto difficile da orientare e gestire.

  1. I bisogni linguistici.

La comunicazione espressiva forgia la sicurezza della personalità del bambino attraverso lo scambio linguistico e gestuale che si crea tra caregiver e bambino fin dai primi giorni. Le azioni espressive che bisogna stimolare e potenziare comprendono un’ampia gamma di “codici comunicativi”: movimenti delle labbra, di lingua, delle braccia e delle mani, i balbettii, i cenni del capo, i gridi, le vocalizzazioni, gli sguardi e i sorrisi (Le Boulch J.,1984).

Oggi, la consulenza pedagogica nell’ambito della prima infanzia svolge un ruolo fondamentale di supporto e accompagnamento genitoriale, promuovendo la consapevolezza (metacognizione) nella costruzione di un individuo felice, equilibrato e produttivo. Il bambino, depositario del progresso spirituale dell’umanità, “il padre dell’uomo”, (così definito dalla Montessori) ha bisogno di soddisfare i suoi bisogni psico-fisici fin dalla nascita. D’altronde anche il pedagogista svizzero J.H. Pestalozzi, all’età di 70 anni, quando aveva tirato le somme delle sue esperienze educative, si era convinto che il miglioramento dell’essere umano derivasse dal modo in cui il caregiver accudisce il bambino. In alcune lettere sull’educazione, inviate all’amico tedesco Greaves, affermò che la mamma è il mezzo, l’agente più energetico dello sviluppo infantile, la prima figura di riferimento capace di nutrire quel ”germe di energia attiva” al fine di mostrargli il “filo magico in un labirinto di errori”. Questo compito, che include coraggio e umiltà, abnegazione, autenticità e intelligenza implica la necessità di definire un insieme di precetti pedagogici, un vero e proprio “manuale” educativo da consegnare alle mamme, affiancandolo al libro di igiene e di medicina infantile (Pestalozzi E., 1927).

Angela Pellino

Info

 

 

Bibilografia

De Serio B. (2014), Educare alla nascita. Il progetto di Adele Gnocchi, Editoriale Anicia, Roma

Le Boulch J. (1984), Lo sviluppo psicomotorio dalla nascita a 6 anni: conseguenze educative della psicocinetica nell’eta prescolare, Armando, Roma.

Pestalozzi E. (1927), Madre e figlio. L’educazione dei bambini, La Nuova Italia Editrice, Firenze

Piaget J. (1967), Lo sviluppo mentale del bambino, Giulio Einaudi Editore, Torino

Stern D. N. (1998), Le interazioni madre-bambino: nello sviluppo e nella clinica, Raffaello Cortina Editore, Milano

Sitografia

www.lescienze.it/lanci/2018/11/20/news/universita_degli_studi_di_padova_cosa_si_aspettano_i_neonati_dagli_oggetti_che_li_circondano_-4197156/
Legame materno. Contatto comunicativo pre-natale, Mariannina Amato, 2008, https://books.google.it

Educazione psicomotoria nell’età scolastica, Pierre Vayer,1992, https://books.google.it

https://www.savethechildren.it/blog-notizie/e-stato-presentato-ieri-alla-camera-il-nurturing-care-framework-early-childhood

https://www.neuroscienze.net/attaccamento-ed-esiti-psicopatologici-nell-infanzia-e-nell-eta-adulta/

https://www.uppa.it/nascere/neonato/i-movimenti-costruiscono-la-mente-del-bambino/)

 

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