Filosofia e bambini: è possibile apprendere a “pensare” ?

Capita tutto ad un tratto che “un certo non so che” assale l’uomo – magari di fronte ad avvenimenti di un certo impatto – e lo spinge a scavare nel suo intimo, compiendo una attività gratuita del pensiero. Ecco così, che in maniera inconsapevole, la “ filosofia” entra nel vissuto quotidiano, contribuendo a dare il senso dell’esistenza  e a farci riflettere su chi siamo, cosa facciamo e dove vogliamo andare. E se a porsi queste domande, dando vita a curiosi e creativi scenari esperienziali fossero proprio i più piccoli? Allora si tratterebbe di Philsophy for Children, o PC4.

Philosophy for children infatti, è un progetto educativo di matrice deweyana creato alla metà degli anni 70 dal filosofo e pedagogista Matthew Lipman (1922-2010), diffuso in tutto il mondo. Negli ultimi anni, si sta diffondendo in tutto il mondo la proposta di filosofare con i bambini, trasformando il contesto educativo in una comunità di ricerca: una pratica di pensiero di gruppo , una discussione approfondita intorno a un tema significativo. Il tema potrà essere deciso in partenza oppure, più classicamente, identificato dal gruppo stesso a partire da uno o più stimoli (testi, immagini, scene di film, brani musicali) offerti dal conduttore. Si basa sul riconoscimento della valenza educativa dell’esperienza umana nelle sue dimensioni estetiche, etiche, logiche che usano la filosofia come una risorsa per aiutare i bambini a diventare curiosi, critici, creativi, intellettualmente più energici. Il termine filosofia coi bambini associa due termini distanti quasi contrapposti: la filosofia fa pensare a concetti teorici e complessi e bambini a soggetti che hanno bisogno di giocare, correre, sporcarsi, sudare, insomma, di esperienze concrete. Eppure la “formazione” ha la responsabilità di guidare le nuove generazioni in un mondo interculturale, concepito non solo come accettazione della multi etnicità, ma come interazione ed arricchimento continuo con l’alterità.

Perché la filosofia coi bambini è importante? Di seguito un breve elenco di quelle che sono le abilità maggiormente stimolate:
  • permette lo sviluppo del pensiero critico, che spinge a porsi delle domande relativamente al contenuto dei vocaboli come significati e sgnificanti, che a loro volta consentono di collegare concetti e ipotesi sull’argomento scelto, per favorire il “dialogo”, che è alla base delle abilità sociali;
  • potenzia il pensiero socio-relazionale, che aiuta ad imparare ad ascoltare gli altri, pensare agli altri e dunque decentrarsi, per saper abitare molteplici punti di vista al proprio pensiero;

  • consente di diventare parte di una comunità di ricerca dove non si fa filosofia da soli, ma, attraverso la discussione critico-argomentativa, si co-costruiscono percorsi di indagine circa le dimensioni filosofiche dell’esperienza di bambini, adolescenti, adulti, con un approccio partecipativo.

Come e dove prende forma questa piccola comunità filosofica di ricerca?

I laboratori di filosofia coi bambini vengono svolti in classe, ma spezzano gli schemi dell’aula: le sedie sono messe in cerchio e il ruolo dell’insegnante o dell’esperto esterno ( con specifiche conoscenze e competenze psico-pedagogiche, filosofiche e didattiche) diviene quello di un facilitatore che non istruisce ma guida nella costruzione di significati i piccoli utenti. Egli conduce il laboratorio in modo dinamico e ritmato, non dirigendo il pensiero dei bambini verso una soluzione preconfezionata, ma sollecitandoli, in modo tale che assorbiti ed affascinati traggano piacere nel trovare soluzioni nuove ed originali agli stimoli dati. In genere, si propone una lettura di gruppo di una storia ad alta voce; i bambini riflettono e fanno delle domande, scelgono degli argomenti che li interessano discutendone.

Con quale obiettivo agisce Philosophy for children?

L’obiettivo di questi percorsi è sviluppare nei bambini capacità cognitive trasversali come le abilità percettive, attentive ed immaginative, attraverso concetti concreti ( cucchiai, frutta, verdura) con cui possono relazionarsi non solo più facilmente, ma con divertimento, allenando la plasticità mentale in quanto facoltà centrali dello sviluppo, facendo leva sul gioco simbolico e sulla dimensione narrativa. In questo contesto, i bambini si aiutano a vicenda, passando di risposta in risposta e imparando ad ascoltare ed essere ascoltati in uno sforzo collettivo di dialogo, che genera comunità e porta alla costruzione del sé aperto alle differenze e all’autocritica. Philosophy for Children evidenzia come il filosofare sia una particolare modalità di pensiero: l’uomo diventa migliore pensatore quanto più desidera confrontarsi con situazioni difficili e complesse per comprendere la multi-dimensionalità dell’esperienza umana.

Il lavoro educativo della PC4 è, quindi, basato sulla parola, che rimanda ad un’altra parola e così via, seguendo analogie, allegorie, metafore per giungere a forme alte di intellezione. E’ importante tenere a mente che quando si lavora con P4C il dialogo è inteso come una dimensione di incontro, uno spazio aperto in cui si confrontano prospettive interpretative della realtà e si costruisce conoscenza. Infatti, esso educa all’intercultura, concepita non come accettazione della multi etnicità, ma come interazione con l’alterità che arricchisce affrontando le diversità in modo creativo.

Questo progetto è sostenuto dall’UNESCO in quanto risponde alla promozione delle life skills individuate dall’ONU e dall’UNICEF. In Italia si è sviluppata molto anche grazie al progetto educativo europeo P.E.A.C.E. incentrato sull’impegno cosmopolita e sul dialogo interculturale. Inoltre, studi condotti in Inghilterra su circa 3.000 alunni tra i 9 e i 10 anni ha evidenziato come filosofare a scuola con l’approccio della P4C aiuta bambini e adolescenti (anche con svantaggio) nell’ambito linguistico e logico-matematico, migliorando al contempo le loro abilità sociali (rispetto reciproco, educazione alla tolleranza e alla convivenza civile e democratica). Per questo il programma si mostra valido nel prevenire fenomeni di disagio che possano portare alla dispersione scolastica o ad episodi di aggressività fra i bambini/ragazzi come il bullismo.

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Info

 

 

 

 

Bibliografia

Amoni, F., (2004), L’Università prende i bambini con filosofia, articolo pubblicato sul supplemento il Venerdì di Repubblica, Roma

Cosentino, A.e Oliverio, S., (2012), Comunità di ricerca filosofica e formazione -Pratiche di coltivazione del pensiero, Napoli, Liguori Editore

Santi, M., (2006), Philosophy for children: un curricolo per imparare a pensare, Napoli, Liguori Editore

Striano, M., (1999), Introduzione a Elfie, NapoliLiguori Editore

Vaccaro, A., (2012), La filosofia spiegata ai bambini, articolo pubblicato su Repubblica, Roma

Waksman, V.e Kohan, W., (2013), Fare filosofia con i bambini Strumenti critici e operativi per il lavoro in classe con e oltre il curricolo “Philosophy for Children”- Edizione italiana a cura di Marina Santi traduzione di Monica Serena,Napoli, Liguori Editore

Sitografia

Cos’ è un cucchiaio ? Risorse audio video consultate in data 30 novembre 2016 : http://www.filosofiacoibambini.net/it

Centro di ricerca sull’indagine filosofica consultato in data 6 dicembre 2016 http://www.filosofare.org

Ricerca sulla applicazione della P4C nelle scuole inglesi, fonte BBC News. Si veda: http://www.corriere.it/scuola/primaria/15_luglio_10/filosofiaelementari-bambini-scuole-inglesi consultato in data 11 dicembre 2016

Percorsi, esperienze, strumenti per la pratica educativa consultato in data 1 dicembre 2016 , http://www.progettofilosofare.it/materiali

Varie pubblicazioni consultate in data 7 dicembre2016, http://www.filosofiaconibambini.it

 

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