Inclusione scolastica: quale didattica?






Quando si parla di scuola e disabilità, un tema ricorrente è l’inclusione scolastica e come questa ha conosciuto fasi importanti: dall’originaria esclusione di qualsiasi intervento educativo, alle scuole speciali, all’inserimento nella scuola di tutti, fino ad oggi, con programmi e progetti rivolti all’inserimento e integrazione.
Siamo di fronte ad uno scenario sociale complesso e, proprio per questo, l’azione educativa deve essere “globale”, capace di attuare sinergie fra le diverse sfere del sapere ed i diversi attori sociali responsabili dello sviluppo della persona.
In tema di sviluppo cognitivo e sociale, la famiglia permette al bambino di acquisire valori e principi utili da adulto. Successivamente, lo sviluppo è condizionato da altri fattori sociali esterni come l’identità culturale, la realtà sociale, il gruppo amicale. Infine, la scuola, come organo Istituzionale che possiede il compito di predisporre gli strumenti didattici che saranno utili a ciascun alunno per l’emersione delle potenzialità.
E’ questa la prospettiva su cui si fonda il dibattito Europeo (U.N.E.S.C.O 1997 – Rapporto Delors) cui viene affermato che l’educazione deve offrire le mappe di un mondo complesso e lo deve fare simultaneamente, poiché gli individui possano trovare la propria strada.
Nell’ ottica di inclusione scolastica e sociale, una buona didattica è quella che riesce a decentrare l’attenzione dall’insegnamento all’apprendimento e in cui l’alunno è attore nel processo di inclusione. In altri termini e se facciamo riferimento all’idea concettuale che l’insegnamento è trasmissione di un sapere da chi sà a chi non sà (insegnante – alunno), l’apprendimento avviene ogni giorno, durante la vita quotidiana ed interessa tutte le fasi di vita della persona. Per fare qualche esempio, imparo le regole di un gioco, aprendo le regole implicite all’interno di un posto di lavoro, capisco come svolgere un determinato compito. L’apprendimento produce cambiamenti a livello comportamentale e di pensiero: ho compreso le regole del gioco ed ora le applico per vincere.
In merito, ricordiamo il pensiero di J.Bruner che definisce l’apprendimento come “dinamico” e non “statico”, ovvero che si arricchisce con nuovi saperi e contenuti nel corso della crescita. Un processo non lineare ma circolare, nel senso che, se un sapere si arricchisce di cose nuove, altri contenuti possono essere rimossi o ampliati.
La scuola di oggi dovrebbe assumere i caratteri di un laboratorio di ricerca e sperimentazione quotidiana, sia grazie alla ricerca di nuovi modelli didattici che nella pratica giornaliera con gli studenti da parte degli insegnanti.
Compito della pedagogia è sperimentare, valutare, proporre nuovi modelli di sviluppo che permettono ai ragazzi di costruire il proprio sapere e se stessi.
Orientare il PEI (Percorsi Educativi Individuali svolti dalla scuola) al “progetto di vita” significa credere nell’apprendimento permanente (lifelong learning) ed utilizzare una didattica capace di sviluppare il potenziale e la capacità dell’alunno sia su un piano affettivo che sociale.
L’attenzione così non è più rivolta ai risultati, ma alle capacità dell’alunno di acquisire capability, ovvero quel ventaglio di competenze durature nel tempo e che prevedono un adeguato bilanciamento fra competenze di carattere teorico.umanistico e tecnico vocazionale di avviamento ad una professione. Il curricolo, a tal fine, deve essere caratterizzato da due elementi fondamentali: trasversalità e continuità.
Se all’interno della trasversalità troviamo una vasta gamma di progetti costruiti ad hoc e ad ampio raggio, che permettono all’alunno disabile di acquisire conoscenze e competenze adatte a fronteggiare una società complessa, la continuità – intesa come progetto di vita – rischia di “bloccarsi” o diventare labile con l’entrata nel mondo del lavoro. In altri termini e con qualche piccolo esempio, la scuola è aperta a progetti di varia natura come gite culturali, programmi di educazione civica, teatro, educazione alimentare. Ma una volta terminato il diritto/dovere all’istruzione, un ragazzo può trovarsi in difficoltà se non supportato da progetti specifici di inserimento al lavoro e sociale che lo accompagnano nella transizione fra vita scolastica ed età adulta in senso dato.
L’inclusione scolastica e sociale è ampia e variegata. All’interno di ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta speciale di attenzioni che devono essere accolte e per una varietà di ragioni:
svantaggio economico e sociale;
svantaggio culturale (non conoscere la lingua o cultura italiana);
disturbi di apprendimento o difficoltà evolutive specifiche.

Questi rientrano all’interno di una macro area definita BES (Bisogni Educativi Speciali) alla quale appartengono altre sotto categorie:
Disabilità fisica e/o psichica (Autismo);
Svantaggio economico , sociale e culturale (povertà – disagio sociale)
Disturbi evolutivi specifici (ADHD, linguaggio ecc … ).

Una didattica orientata all’inclusione necessità di progettualità e strategie favorevoli come, ad esempio, l’apprendimento cooperativo – inteso come modalità di interazione e confronto tra alunni – l’utilizzo di strumenti dispensativi e compensativi di carattere tecnologico e di supporto didattico, l’apprendimento per scoperta, ecc.: metodologie di insegnamento consolidate da parte degli insegnanti che permettono di superare il concetto di lezione frontale.
A tal fine, gli strumenti dispensativi e compensativi come, ad esempio, i supporti tecnologici alla scrittura in caso di disgrafia o libri facilitati utilizzati dagli insegnanti di sostegno per alcune materie scolastiche come matematica, scienze, geografia, ecc., permettono allo studente di apprendere in modo efficace.
L’Istituzione scolastica non è più solo un luogo di trasmissione del sapere ma deve far fronte ad una domanda formativa ed educativa ampia e variegata. Con l’aumento e l’utilizzo delle tecnologie informatiche, a poco a poco l’insegnante perde il ruolo di detentore del sapere spostando il focus sull’apprendimento ed i diversi stili, sulle capacità di leadership e di sapersi relazionare.
Una realtà che tiene in considerazione la vita degli alunni a tutto tondo, a discapito di una programmazione didattica fortemente legata ai contenuti per il raggiungimento di determinati obiettivi del sapere come in passato.
La pedagogia, in quanto scienza che parte dalla realtà quotidiana per formulare nuovi sviluppi teorici, permette di formulare domande per trovare possibili soluzioni, soprattutto all’interno di una scuola che rischia di essere fortemente medicalizzata.

Ilaria Papini

Info e articoli dell’autrice, qui.

 

 

 




Bibliografia

U.N.E.S.C.O Rapporto Delors 2007
A.Canevaro, Aspetti pedagogici e sociologici del modello italiano, 2007
Urie Bronfenbrenner, Ecologia dello Sviluppo Umano, Il Mulino
OMS (2002) International Classification of Functionig Disability and Healt, Trento Ediz. Erikson
L’approccio delle capability applicato alla disabilità: dalla Teoria dello Sviluppo Umano alla pratica. A cura di Mario Biggeri e Niccolò Bellanca. Dossier Umanamente Politiche per uno sviluppo umano sostenibile. Con il contributo di Regione Toscana, Unione Europea (FSE), Provincia di Arezzo, IUSS.
G.Alessandrini, La “Pedagogia” di M. Nussbaum. Approccio alle capacità e sfide educative. Franco Angeli Editore, 1995

Sitografia
www.professionistiscuola.it
Legge n.104 del 5 Febbraio 1992 Legge Quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti per le persone Handicappate.
Legge 107/2010
Legge 53/2003



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