Sinestesia: figura retorica o fenomeno cerebrale?

 

Alcune persone hanno la capacità di associare specifici colori alla melodia che stanno ascoltando, oppure la loro visione di lettere e numeri è caratterizzata da peculiari tonalità di colore, o, ancora, riescono ad organizzare mentalmente i mesi dell’anno e a disporli secondo un preciso schema, fatto di rettangoli, cerchi o di frecce che procedono lungo una certa direzione. Ciò non deve essere considerato un fenomeno patologico o un problema sorto a causa di un danno cerebrale, in quanto si sta parlando di una condizione che induce tali associazioni in modo rapido e automatico: la sinestesia.

La sinestesia può essere definita come un «modo eccezionale di percepire il mondo» (Ward, 2013:50), quando la qualità di uno specifico stimolo porta all’esperienza cosciente di una qualità aggiuntiva.  Lo stimolo che induce l’esperienza sensoriale e l’esperienza stessa possono appartenere a modalità sensoriali differenti, come nel caso della “sinestesia cross-modale” (cfr. Dixon et al., 2000), oppure appartenere alla stessa modalità sensoriale, come avviene nella “sinestesia unimodale” (cfr. Simner e Ward, 2006).

Una tipologia di sinestesia cross-modale è chiamata “audizione colorata”, che coinvolge udito e vista, in cui la musica può generare diverse sensazioni di colore. Un esempio di sinestesia unimodale è invece la sinestesia “grafema-colore”. In questo caso il senso coinvolto è solo la vista, in quanto la visione di lettere o numeri permette l’esperienza di specifiche sensazioni di colore (cfr. Simner et al., 2006).

L’origine della sinestesia è da rintracciare in alcune cause prossimali e cause distali. Le cause prossimali prendono in esame caratteristiche cerebrali strutturali e funzionali. Le cause distali, invece, considerano il ruolo di fattori genetici e ambientali. Per prendere in esame le cause prossimali, si farà riferimento allo studio di Bargary e Mitchell del 2008, i quali hanno riscontrato nei sinesteti un numero superiore alla media di connessioni neurali. Tali collegamenti consentono una maggiore integrazione di informazioni provenienti dagli organi sensoriali, dando origine a sensazioni simultanee e associate tra loro. Questa capacità risulta inibita nei non sinesteti. Un numero maggiore di connessioni è riscontrabile nel giro del fusiforme destro (posto vicino a regioni coinvolte nell’elaborazione di parole e colori), nel solco intraparietale sinistro e nella corteccia frontale.

Prendendo in riferimento lo studio di Cytowic, invece, la sinestesia è un «tratto genetico che si può trasmettere all’interno di uno stesso nucleo familiare» (Cytowic, 1995:2). Uno dei casi più famosi di sinestesia che coinvolge un’intera famiglia, utilizzato per valutarne le cause distali, è quello dello scrittore russo Vladimir Nabokov e di sua moglie e suo figlio (1899–1977). L’autore tendeva ad associare specifici colori a determinate lettere. Non è stato possibile, però, rilevare da quale dei due genitori il bambino avesse ereditato il tratto genetico della sinestesia. Un’idea diffusa è che nella sinestesia, a causa di qualche mutazione genetica, il processo di pruning (Y) nei primi mesi di vita non venga pienamente portato a termine (cfr. Ramachandran e Hubbard, 2001). Il pruning permette alla nascita l’eliminazione di connessioni cerebrali in eccesso e scarsamente utilizzate, in modo tale da ridefinire i circuiti cerebrali. Dunque, a causa della persistenza di un’eccessiva quantità di collegamenti neurali, funzioni sensoriali normalmente gestite da moduli cerebrali separati, troverebbero modo di comunicare e attivarsi simultaneamente grazie ad uno stimolo comune.

Arrivati a questo punto dell’articolo è utile chiedersi quali siano gli effetti della sinestesia sui processi cognitivi. Nel 1965 Aleksandr Lurija ha ipotizzato l’interdipendenza tra memoria e sinestesia, dopo aver condotto uno studio su S (Solomon Shereshevskii), un uomo in grado di memorizzare sequenze numeriche lunghissime, grazie ad una strategia di elaborazione spontanea di carattere visivo. Lurija e il suo allievo Vygotskij hanno evidenziato in S, oltre ad una prodigiosa memoria, anche una forma di sinestesia, grazie alla quale l’uomo poteva percepire voci e musica come colori in movimento e, inoltre, associare ad ogni parola un preciso sapore. Ciò ha permesso di dimostrare che i sinesteti codificano le parole visivamente, oltre che semanticamente, per questo riescono a ritenere materiale in maniera più duratura e più accurata rispetto ai non sinesteti. Le occupazioni e gli hobby dei sinesteti si orientano verso lavori più creativi, in particolare i sinesteti audiovisivi sono più portati per la musica e per le arti visive. A tal proposito Ward ha affermato che «la sinestesia fornisce una vivida risorsa di ispirazione artistica» (Ward, 2013:67).

Lo studio della sinestesia non è esente, però, da alcune critiche: la sua interpretazione in termini di associazioni automatiche ha portato molti ricercatori a definire tale fenomeno come mediato da speciali meccanismi cerebrali e da un’anormale connettività tra aree adiacenti, per contraddistinguere i sinesteti dai non sinesteti. Sarebbe opportuno considerare il fenomeno della sinestesia in relazione alla cognizione normale, ponendo l’accento sulle differenze individuali, non solo tra sinesteti e non sinesteti, ma anche tra soggetti di diversa età e con diverse forme di sinestesia, nei processi di apprendimento e di immaginazione visuospaziale e nelle diverse strategie adottate per portare a termine determinati compiti sperimentali. Seguendo tale linea di pensiero, secondo Price e Mattingley, altri studi sulla sinestesia dovrebbero verificare anche la capacità dei non sinesteti di emulare, in maniera controllata, le stesse strategie utilizzate dai sinesteti per rispondere alle richieste dei ricercatori. Sarà da porre l’accento sulla codifica degli stimoli sensoriali mediata dall’apprendimento, da specifiche aspettative culturali, dalle conoscenze archiviate in memoria e dagli obiettivi dell’individuo.

 

Valentina Massaroni

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Bibliografia

Cytowic, R.E. (1995), “Synesthesia: Phenomenology And Neuropsychology. A Review of Current Knowledge”, in PSYCHE, vol. 2, pp. 1-22.

Grossenbacher, P.G. e Lovelace, C.T. (2001), “Mechanisms of synesthesia: cognitive and physiological constraints”, in TRENDS in Cognitive Sciences”, vol. 5 No 1, pp. 36-41.

Hubbard, E.M. e Ramachandran, V.S. (2005), “Neurocognitive Mechanisms: Review of Synesthesia”, in Neuron, vol. 48, pp. 509-520.

Price, M.C. e Mattingley, J.B. (2013), “Automaticity in sequence-space synesthesia: A critical appraisal of the evidence”, in Cortex; a journal devoted to the study of the nervous system and behavior, 49, pp. 1165-1186.

Ward, J. (2013), “Synesthesia”, in The Annual Review of Psychology, 64, pp. 49-75.

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