4 strategie educative per superare la malinconia.

La malinconica sensazione di tristezza e la preoccupazione incalzante che rende le neomamme affannosamente agitate, indifferenti oppure irritabili dopo la nascita di un bambino, è riconducibile ad un breve periodo di passaggio, la cosiddetta “Maternity Blues”.
Le notizie che si reperiscono su questa situazione fanno riferimento ad un intrico di emozioni contrastanti che corrono lungo la linea della tristezza e dell’inquietudine. Essa si manifesta nei primissimi giorni dopo il parto, per un periodo transitorio che, tendenzialmente, svanisce dopo alcuni giorni.
Si tratta di un lieve disturbo emozionale che si distingue dalla Depressione Post Partum in quanto può essere affidato anche alla professionalità di un Pedagogista il quale mette in atto delle strategie educative, spesso con interventi domiciliari, al fine di salvaguardare la salute emotiva della neo mamma e, di conseguenza, il benessere del bambino. Tecnicamente, infatti, stiamo parlando di un intervento di sostegno alla genitorialità e, in particolare, di educazione emotiva ovvero di Pedagogia delle Emozioni. È opinione comune che l’emotività sia una dimensione umana di poca importanza; un aspetto della vita a cui non dare eccessiva considerazione.

Sul piano educativo però, la difficoltà di alcune mamme di creare, fin dalle prime ore di vita, una risonanza emotiva nei confronti del proprio bambino e di coglierne i bisogni primari di affettività, produrrebbe effetti negativi sulla crescita:

– impoverimento delle funzioni cognitive;
– limitazione nello sviluppo del linguaggio;
– possibili disordini affettivi.

Ciò è stato confermato, recentemente, dai ricercatori dell’Università degli Studi di Trieste, all’interno del reparto di Neonatologia dell’IRCCS Ospedale infantile “Burlo Garofolo”. Con moderne tecnologie che visualizzano il cervello in attività (neuroimaging), essi hanno osservato ciò che succedeva nelle mamme non esposte a rischio di Depressione Post Partum quando guardavano il proprio bambino venir sottoposto ad un prelievo al tallone. A differenza di quest’ultime che provavano esse stesse il medesimo dolore (come fossero al posto del loro bambino) il gruppo di mamme con chiari sintomi di depressione, reagiva invece in modo apatico; esse non “rispecchiavano” il dolore dei propri figli poiché avevano costruito un muro emotivo per isolarsi dalla situazione osservata (Vecchiet C., a.a. 2008/2009).

Prendendo atto di queste informazioni scientifiche, sul piano professionale assume rilevanza agire perseguendo un obiettivo primario: stimolare e potenziare diversificate modalità di adattamento affettivo agli stati emotivi post partum, attraverso passaggi obbligati di sostegno personale e genitoriale:

1) riconoscimento della condizione di malessere emotivo. Il primo passo di un intervento pedagogico è quello di far emergere in superficie pensieri negativi, sentimenti di paura e preoccupazioni;

2) costruzione di un repertorio di parole e significati. Bisogna attribuire un senso e un significato ai processi affettivi negativi. I cambiamenti chimici prodotti dagli ormoni ad esempio, determinano sbalzi emotivi nella neo mamma per cui se da un lato l’ormone PRH ad esempio, assicura lo sviluppo della ghiandola mammaria e la stimola a secernere latte, di contro è causa di una condizione emotiva “contrastante” che influenza la mamma, impedendole di vivere attivamente il periodo più concreto della sua gravidanza;

3) disposizione di gesti e azioni. Per riattivare gli stati emotivi positivi sarebbe indicato rileggere un “diario di bordo” in cui saranno annotate le sensazioni materne, le aspettative attese, i progetti di quotidianità familiare e la tenacia impiegata nel superare le tipiche “sofferenze” della gravidanza. In alcuni casi di intervento educativo sono state promosse anche modalità di ascolto musicale in piccoli angoli “dedicati” che, ogni mamma, potrebbe adibire fin dalla 27ª settimana dal concepimento del bambino quale spazio originario dello scambio emotivo;

4) regolazione delle emozioni. Questa fase consiste nel sollecitare l’accettazione degli stati emotivi, la comprensione e il sostegno del marito e dell’intero gruppo famigliare e amicale. In particolare, l’affiancamento del padre nella cura del bambino appena nato, rappresenta una svolta decisiva nella gestione di questo fenomeno emotivo. (Ianes D., Pellai A., 2011).

A questo punto bisogna comprendere quali siano le ricadute pedagogiche che ci conducono ad intervenire anche a vantaggio del bambino, non solo della mamma. Come affermava Mario Lodi, pedagogista e insegnante, la vita del bambino inizia certamente nel grembo materno ma, dal momento in cui si rende manifesto quell’intimo legame tra madre e figlio, quasi celato durante la gestazione, pur inconsapevolmente, egli ha bisogno di atti educativi materni (Lodi M., 1977). L’importanza dell’educazione emotiva è quindi rafforzata dai bisogni che il bambino richiede alla sua nascita. Proviamo a nominare le motivazioni principali che pongono il bambino nell’assoluta necessità di “usufruire” della presenza attiva della madre:

1) educazione originaria. Nei primissimi giorni di vita, il bambino è capace di acquisire tratti comportamentali per molti versi irreversibili, indelebili. In questo senso potrebbe percepire la Maternity Blues come specchio della madre, riflettersi nel suo volto “grigio e nuvoloso” e assorbirne i primi tratti emotivi. Tecnicamente, si parla del cosiddetto fenomeno dell’imprinting, una forma di antico apprendimento, primordiale e primario, secondo il quale tutto ciò che si presenta alla prima percezione sensoriale del bambino, influenzerà fortemente la sua identità (Contini M., Fabbri M., Manuzzi P., 2006);

2) esplorazione attiva. Dopo la nascita comincia per il bambino una vera e propria «avventura di esploratore»: utilizza tutti i cinque sensi per imparare a conoscere il mondo. Finalmente, con il suo corpo, riceve quella comunicazione sensoriale che risponde ai bisogni istintivi. Un linguaggio materno, premuroso con cui instaura relazioni, accolte dall’incontenibile gioia dell’altro da sé.
Dalla riflessione effettuata sulla Maternity Blues giunge un forte invito, rivolto al contesto socio-familiare a considerare che, se sorretto dalla consapevolezza, dall’educazione emotiva e dalla razionalità, un intervento pedagogico di “accompagnamento” professionale può trasformare una difficile situazione temporanea, ricreare un clima educativo alacre, attivo e gioioso, attraverso strategie educative di riavvicinamento.

Angela Pellino

info

 

 

 

Bibliografia

Contini M., Fabbri M., Manuzzi P., (2006), Non di solo cervello. Educare alle connessioni mente-corpo-significati-contesti, Raffaello Cortina Editore, Milano.

Ianes D., Pellai A., (2011), Le emozioni. Proposte di educazione affettiva-emotiva a scuola e in famiglia, Edizioni Erickson, Trento.

Lodi M., (1977), Cominciare dal bambino. Scritti didattici e pedagogici, Giulio Einaudi Editore, Torino.

Marshall F., (2005), Mamma in blu, Salani, Milano.

Morgante T., (2003), Ragione ed emozione. Il linguaggio del cuore nel processo cognitivo-educativo, Firenze Atheneum, Firenze.

Pestalozzi E., (1933), Madre e figlio. L’educazione dei bambini, La Nuova Italia Editrice, Firenze.

Vegetti Finzi S., (1997), Volere un figlio. La nuova maternità tra natura e scienza, Arnoldo Mondadori Editore, Milano

Sitografia

Vecchiet C., (A.A. 2008/2009), Empatia materna per il dolore e depressione post partum: uno studio delle basi cerebrali mediante topografia ottica, XXII Ciclo del Dottorato in Medicina Materna infantile, Pediatria dello Sviluppo e dell’Educazione, Perinatologia-Pdf

http://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?

lingua=italiano&id=4480&area=Salute%20donna&menu=nascita

http://www.lescienze.it/news/2013/08/28/news/suoni_utero_sviluppo_linguaggio-1787726/

http://www.treccani.it/enciclopedia/psicosi_%28Dizionario-di-Medicina%29/

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