Una classe di soli stranieri o…?

 

La presenza di alunni con etnie e culture diverse è un dato ormai strutturale del nostro sistema scolastico. Eppure di loro poco si tiene in considerazione, nonostante tengano in piedi il bilancio demografico della scuola italiana, in un Paese colpito dal calo di natalità. Infatti quasi un milione di allievi, ovvero circa il 10% della popolazione studentesca, con cittadinanza non italiana provenienti da più di 190 diversi Paesi, solo di recente è stato menzionato nelle statistiche italiane. Ed è in seguito a queste trasformazioni sociali e culturali che la scuola, come luogo di formazione ed educazione, deve diventare la vera protagonista e diffondere sempre più una cultura della convivenza e dell’inclusione. Inclusione, come l’atto, il fatto di includere, di inserire e comprendere qualcuno o qualcosa in un tutto. O, secondo le parole di Jürgen Habermas (Habermas, 1998), inclusione non come “accaparramento assimilatorio, né chiusura contro il diverso. Inclusione dell’altro significa piuttosto che i confini della comunità sono aperti a tutti: anche, e soprattutto, a coloro che sono reciprocamente estranei o che estranei vogliono rimanere“.

Se per molto tempo si è parlato di integrazione scolastica e sociale, in termini di accettazione delle disabilità, in un’ottica più ampia ed aperta alle più svariate differenze, è più consono oggi parlare di educazione interculturale, come progetto educativo che, attraverso la costruzione di buone pratiche ed azioni fra soggetti appartenenti a diverse culture, possa valorizzare il confronto tra le persone, ritenendo ognuno una importante risorsa per la società. Buone pratiche da intendersi come gesti, spiccata sensibilità, sguardi e parole che hanno una forza performativa sul modo di essere e le parole, se usate in modo consapevole, acquistano intensità e spessore per promuovere il divenire di una società multiculturale che accetti ogni possibile differenza. Pertanto una scuola per definirsi inclusiva deve valorizzare in primis il progetto di vita di ogni singolo studente, integrandolo a quello del gruppo, per considerare le diversità come punti di forza e non di debolezza.

Infatti, quanto riportato nel Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 sull’integrazione degli alunni stranieri a scuola, sancisce il diritto e il dovere all’istruzione per tutti i minori stranieri presenti sul territorio italiano. Ed ancora, le nuove Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri emanate dal MIUR nel febbraio 2014, affrontano questioni come:

  • L’accoglienza, intesa come capire e farsi capire, come possibilità per acquisire informazioni e conoscenze sui sistemi scolastici di provenienza e sulla scolarizzazione pregressa degli allievi stranieri, tracciando un profilo linguistico e cognitivo ed acquisendo informazioni sul progetto migratorio della famiglia, comprendendo aspetti burocratici, organizzativi, affettivo-relazionali, educativo-didattici e cognitivi;
  • L’insegnamento dell’italiano come L2, come implementazione delle competenze linguistiche, alla base di qualsiasi processo di integrazione, per far sì che l’alunno straniero possa entrare in contatto con i coetanei ed il contesto che lo circonda;
  • La valorizzazione della lingua e cultura d’origine e del plurilinguismo, come mantenimento e rafforzamento della lingua e della cultura d’origine che rafforzano le capacità e mantengono alti i livelli di autostima, senza occludere ed opprimere le proprie origini.

A tal proposito, sono di grande interesse alcune delle considerazioni descritte nel documento “La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri” (Ministero della Pubblica Istruzione – Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’educazione interculturale, Roma 2007), come per esempio:

  • l’attivazione del plurilinguismo nella scuola, attraverso l’insegnamento non solo delle più comuni lingue straniere, ma di quelle che sono parlate dalla collettività esistente nel sistema scuola, in merito alla varietà geografica e multiculturale esistente (per esempio l’insegnamento dell’arabo, del rumeno, etc..);
  • l’attivazione del plurilinguismo individuale, come mantenimento della lingua d’origine e di una propria individualità ed appartenenza alle proprie origini.

Scegliere l’ottica interculturale significa non limitarsi ad attivare delle misure compensatorie, ma poter lavorare insieme per obiettivi comuni, sperimentando la diversità come paradigma dell’identità nella scuola nel pluralismo che apre l’intero sistema a tutte le differenze. E poiché l’educazione interculturale si rivolge a tutti e in modo particolare agli autoctoni, insegnanti ed educatori devono impegnarsi rispetto l’obiettivo finale di formare cittadini del mondo, capaci di vivere e relazionarsi ovunque si trovino. Questo non può, allora, che realizzarsi grazie al modus operandi della pedagogia, che guarda al singolo come essere umano unico in quanto diverso dagli altri, ma con pari dignità e diritti di tutti gli altri essere umani. Utilizzando un approccio pedagogico ed interculturale, si può, infatti, riflettere sulle eventuali possibilità di oltrepassare i piani educativi individualizzati e/o personalizzati, verso progettazioni universali del curricolo, efficaci per tutti gli alunni.  Ed in particolare bisogna:

  1. poter prendere in considerazione tutti gli alunni;
  2. considerare la diversità come un punto di forza;
  3. personalizzare gli interventi didattici;
  4. intervenire prima sui contesti e poi sull’individuo;
  5. trasformare una risposta specialistica, che richiede specifiche skills, in una risposta ordinaria, mettendo al centro dell’azione l’alunno e i suoi familiari.

Inoltre, si può adottare la rilettura di una disciplina in chiave interculturale, come per esempio:

  • nell’insegnamento della storia vi sarebbe da rivisitare il tema della scoperta/conquista dell’America e degli incontri tra popoli, da riconsiderare la vicenda delle crociate anche attraverso il punto di vista degli storici arabi e da riscoprire la storia stessa del “Mediterraneo” come spazio di dialogo e d’incontro tra civiltà;
  • per l’insegnamento della geografia si pensi al ruolo che potrebbe svolgere la conoscenza anche di altre rappresentazioni cartografiche del mondo come, per fare un esempio, quella proposta da Arno Peters;
  • per la musica si pensi alla dimensione interculturale del jazz, del blues e della world music; per l’economia si pensi alle forti correlazioni esistenti fra migrazioni e globalizzazione economica;
  • per il diritto si potrebbero sviluppare percorsi riferiti al tema della “cittadinanza”;
  • per la letteratura si pensi al colonialismo, alla rappresentazione del mondo non occidentale presente nelle opere degli scrittori italiani ed europei, al tema dell’emigrazione italiana, e così via.

E’ così, con la creazione di percorsi pratici e non teorici, che un’educazione inclusiva esorta a strutturare e a utilizzare i linguaggi dell’accoglienza, della solidarietà, a rimuovere e/o gestire opportunamente gli ostacoli, i disagi e le difficoltà che, di fatto, generano disuguaglianza. Ed in tal senso si deve recuperare la vera missione educativa della scuola: procedere verso nuovi orizzonti multiculturali che facciano emergere l’umano che è in noi, attraverso progetti di cambiamento, comprensione e miglioramento, promuovendo sempre più la cultura dell’accoglienza e dell’inclusione non una tantum, ma quotidianamente.

Glenda Platania

Info

 

 

 

Bibliografia

– Catarci M., Macinai E., (2015), Le parole-chiave della pedagogia interculturale, Temi e problemi nella società multiculturale, Pisa, Edizioni ETS;

– D’Aprile G. (2015), Kairòs, figura mitica del tempo: Suggestioni pedagogiche. In Arena G. e Costanzo S. (a cura di), Atti del seminario interdisciplinare su religione e potere, miti e folclore, sostrati e sincretismi: Fra antico e moderno, dal Mediterraneo al Nuovo Mondo, Messina, Andrea Lippolis Editore;

– D’Aprile G. (2016), Come un sasso gettato in uno stagno». Per una scuola inclusiva in prospettiva interculturale. In Catalfamo A. e Savia G. (a cura di), Cultura inclusiva nella scuola e progettazioni curricolari. Suggestioni e proposte, Trento, Erickson;

– Fiorucci M., Pinto Minerva F., Portera A. (a cura di) (2017), Gli alfabeti dell’intercultura, Pisa, Edizioni ETS;

– Fiorucci M. (a cura di) (2011), Una scuola per tutti. Idee e proposte per una didattica interculturale delle discipline, Milano, Franco Angeli

– Gaspari P. (2011), Sotto il segno dell’inclusione, Roma, Anicia;

– Habermas J. (1998), L’inclusione dell’altro. Studi di teoria politica, Milano, Feltrinelli;

– Lucisano P. (2015), Liberare gli inclusi. In Favorini A.M. e Moliterni P. (a cura di), Diversità e inclusione: le sfide dell’università per un nuovo umanesimo, Città del Vaticano, RM, Libreria Editrice Vaticana.

Sitografia

Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri, Miur, 2014, http://www.istruzione.it/allegati/2014/linee_guida_integrazione_alunni_stranieri.pdf, https://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2006/cm24_06.shtml

Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286,  http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/98286dl.htm

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